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notiziediprato.it, 15 febbraio 2025

La denuncia della Fp Cgil: “Non vorremmo fare anche quest’anno la triste conta delle vittime”. Entrambi gli istituti sono privi di direttore effettivo. Un detenuto marocchino di 32 anni si è suicidato in una cella del reparto di media sicurezza nel carcere della Dogaia a Prato. La scoperta è stata fatta nel pomeriggio di ieri, venerdì 14 febbraio. Inutili i soccorsi: quando i medici sono intervenuti, per l’uomo non c’era già più niente da fare. Il 32enne si è tolto la vita inalando il gas del fornellino che usava in cella. È il primo suicidio alla Dogaia dall’inizio dell’anno. È stata disposta l’autopsia per fare piena luce sull’accaduto mentre i rilievi sono stati affidati alla polizia scientifica.

Un altro suicidio, stavolta nel carcere di Sollicciano, è stato invece scoperto all’alba di oggi, sabato 15 febbraio. Vittima un 38enne albanese che si è impiccato nella propria cella. Anche in questo caso non c’è stata alcuna possibilità di intervento: quando è stato dato l’allarme il detenuto era già morto. “In poche ore due suicidi - il commento di Giulio Riccio, Fp Cgil - due morti in due istituti di primissimo piano ed entrambi privi di un direttore effettivo. La situazione non accenna a migliorare, semmai il contrario. Assistere al degrado è inaccettabile. Non vorremmo fare anche quest’anno la triste conta delle vittime. È urgente un intervento che ristabilisca condizioni di lavoro e di vita umane e dignitose”.

Parole cui fanno eco quelle di Donato Nolè, coordinatore nazionale sempre della Fp Cgil polizia penitenziaria: “Ci chiediamo: cos’altro deve accadere per garantire stabilità a questi istituti? - dice -. Perché non viene nominato un direttore titolare? Perché gli istituti più complessi sono privi di dirigenti, funzionari, ispettori e sovrintendenti della polizia penitenziaria? Esprimiamo la nostra massima solidarietà al personale tutto, che nonostante il grave stato di abbandono continua a garantire servizi e sicurezza, spesso a discapito della propria salute e in condizioni di lavoro inaccettabili. Chiediamo un intervento immediato del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per porre fine a questa emergenza e restituire dignità al sistema carcerario toscano”.