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di Barbara Burzi

 

Il Tirreno, 5 febbraio 2015

 

Ventisei aziende artigiane di Prato hanno donato un forno alla Dogaia e presto insegneranno anche la produzione di dolciumi. Per fare pane e piazza ci vuole un forno. Presto ne avrà uno anche il carcere di Prato, grazie a un'iniziativa di Enrico Fogacci, titolare dell'omonimo panificio, che ha avuto l'idea di lanciare una sottoscrizione per l'acquisto di un macchinario da donare alla casa circondariale "La Dogaia" per l'allestimento di un laboratorio di panificazione.

In tanti - 26 aziende di cui 16 forni, 3 pasticcerie, 3 associazioni (Granprato, Confartigianato e Barnaba) e 1 negozio - hanno risposto all'appello compiendo un gesto di solidarietà, che si traduce nel versamento di 100 euro a testa, a contributo della donazione. Mancano soltanto 500 euro per acquistare lo strumento di cottura, usato ma solo poche volte, il cui costo ammonta a circa 3.000 euro.

"Iniziando ad assistere agli spettacoli teatrali messi in scena da alcuni detenuti con l'aiuto dei volontari che li seguono in quest'attività ho imparato a conoscere la realtà del carcere e a capire quanto sia importante non lasciare sole queste persone - racconta Fogacci - da qui l'idea di destinare un forno per le attività a favore degli ospiti della Dogaia, con l'intento di creare un ponte tra la società civile e la realtà carceraria coinvolgendo, in questo progetto, non solo i miei colleghi, ma anche le aziende agricole del territorio e le pasticcerie, attraverso una sottoscrizione".

L'iniziativa è stata molto apprezzata dagli operatori della casa circondariale, in particolare dal direttore Vincenzo Tedeschi, che sottolinea come "in tempi di crisi sia raro trovare così tanta sensibilità tra le persone, specie per sostenere lo sviluppo del lavoro in carcere". "Il recupero e il reinserimento dei detenuti nella società civile, come prevede la Costituzione, si fa cercando di aiutare queste persone ad acquisire competenze spendibili sul territorio - aggiunge - ecco perché questo gesto è un'iniziativa lodevole. Non dimentichiamoci che il carcere non è un luogo avulso dal contesto, ma una realtà che insiste sul territorio".

Nell'ottica di allargare la gamma di proposte legate all'artigianato alimentare, un settore tra i più gettonati, la direzione insieme all'associazione di volontariato Barnaba e Confartigianato, sta valutando la possibilità di allestire un caramellificio. La lavorazione della pasta per la produzione di pane e prodotti da forno si è inserita tra le attività della Dogaia da circa due anni, durante i quali sono stati organizzati 4 corsi che hanno coinvolti circa 60 detenuti ("la pizza sarà inserita in menù").

"In seguito al successo di queste iniziative - spiega Marco Masini, volontario e docente di panificazione al laboratorio Dolcelab - con l'associazione Barnaba stiamo progettando un percorso di formazione nell'ambito della produzione di caramelle artigianali, un prodotto quasi scomparso che però è facilmente realizzabile in una realtà come quella del carcere, e soprattutto ha un valore, in quanto si inserisce bene nella tradizione dolciaria pratese. Le caramelle prodotte nel laboratorio della Dogaia entreranno nel circuito distributivo di importanti catene commerciali".