di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 19 agosto 2026
Pubblicati i filmati del caos all’ospedale di Prato. La difesa: “Video parziale”. “Io non avrei mai sparato”. Le parole pronunciate ai magistrati complicano la posizione dell’agente penitenziario indagato per tentato omicidio dopo aver sparato ad un detenuto di 22 anni che cercava di scappare dalla “camera calda”, lo spazio destinato all’arrivo delle ambulanze, del pronto soccorso di Prato. A parlare è il collega, sentito come persona informata sui fatti per due volte: l’agente più anziano - quello che ha sparato ha meno di 18 mesi di servizio - ha spiegato la sua versione dei fatti. Le immagini registrate dalle telecamere interne dell’ospedale Santo Stefano mostrano il giovane marocchino, ammanettato, mentre corre nell’area del pronto soccorso riservata alle ambulanze, cercando di trovare riparo dietro un mezzo.
Poco prima aveva preso e scaricato un estintore e scaricato nei locali dell’ospedale. Una volta giunto nella “camera calda” il ragazzo si muove all’interno di uno spazio chiuso, almeno apparentemente senza una via di fuga: un particolare decisivo nella valutazione della Procura che ha negato all’agente lo scudo penale previsto dal decreto Sicurezza. In pochi secondi l’agente spara tre volte a distanza ravvicinata: uno dei proiettili raggiunge il 22enne a una gamba (non è in pericolo di vita).
La Procura guidata da Luca Tescaroli, sta ora mettendo insieme tutti gli elementi per ricostruire con precisione quei momenti. Alle immagini vengono affiancate le testimonianze e gli accertamenti della polizia scientifica. Il nodo è capire se la scelta di utilizzare l’arma sia stata legittima per impedire la fuga oppure se, come sostiene l’accusa, i tre colpi siano stati esplosi “deliberatamente”. Gli avvocati Giuseppe Vittorio Fucci e Vittorio Luigi Fucci descrivono il loro assistito come “molto provato” e contestano il modo in cui sono state interpretate le immagini: “Il video reso pubblico è parziale”. Secondo i legali, infatti, del 22enne andrebbe accertata la condizione: un arrestato fermato dopo essere stato sorpreso mentre cercava di lanciare oltre le mura della Dogaia plichi contenenti droga. Durante l’inseguimento era caduto, riportando ferite che avevano reso necessario il trasferimento al pronto soccorso.
La versione della difesa è che il poliziotto abbia prima sparato in aria, come avvertimento, e poi verso il basso, colpendo il giovane: “In uno stato di choc, per tutelare l’incolumità pubblica e propria e per evitare che l’uomo evadesse”. Gli avvocati contestano l’accusa: “Non comprendiamo come la Procura non ravvisi un uso legittimo delle armi e soprattutto su cosa basi l’accusa di tentato omicidio”. Sul fronte politico il centrodestra - dal vicepremier Matteo Salvini al sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, si sono già schierati in difesa dell’agente indagato.










