di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 20 luglio 2025
Ancora nessuna ipotesi sulle cause del decesso è stata esclusa Al suo legale il detenuto aveva denunciato soprusi e il trasferimento punitivo. Il detenuto di 58 anni morto venerdì in cella di isolamento alla Dogaia di Prato, nei giorni scorsi aveva denunciato al suo legale di subire soprusi e di essere vittima di un trasferimento punitivo a suo giudizio ingiusto. Ed era pronto a fare formale reclamo. Ancora un mistero le cause della morte. “Non ho partecipato alla protesta alla Dogaia. Sono in isolamento, ma sono stato punito ingiustamente”. Aveva chiesto aiuto Costel, il detenuto rumeno di 58 anni trovato morto nel carcere di Prato venerdì mattina sul letto della sua cella nel carcere di Prato.
Due giorni prima, l’uomo - condannato per violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni, aveva chiesto un incontro al difensore perché voleva denunciare la difficile quotidianità del carcere e preparare un reclamo contro il provvedimento disciplinare che gli era stato inflitto. “Non ho fatto nulla” ripeteva in forte stato di agitazione al telefono.
L’avvocato, impegnato per lavoro fuori dalla Toscana, aveva fissato un colloquio con lui il prossimo 22 luglio, suggerendogli di anticipare il reclamo all’ufficio matricola. Ma a quell’appuntamento Costel non si presenterà più. Non avrà modo di far sentire la sua voce. Come già aveva fatto in passato. Nel febbraio 2023 aveva denunciato alla garante dei detenuti di Prato Margherita Michelini le condizioni di estremo disagio in cui viveva e gli “scontri” con gli agenti della polizia penitenziaria. Protestava perché, condannato per violenza sessuale, era stato trasferito dalla settima sezione protetta a una ordinaria, a seguito della denuncia di molestie da parte di un recluso. Il suo stato di salute era precario, ma nonostante avesse sollecitato accertamenti clinici alla direzione sanitaria, non aveva mai ricevuto risposta. Era quasi sordo, percepiva in maniera distorta le parole e chiedeva un apparecchio acustico. Richiesta caduta nel vuoto. Era afflitto da dolori alla schiena che gli impedivano di sollevare pesi. Pativa per essere stato emarginato dagli altri reclusi: per questo preferiva restare in cella anche nell’ora di aria.
Non sopportava più la vita nel carcere della Dogaia, aveva spiegato alla Garante: per questo aveva messo in atto uno sciopero della fame e della sete, aveva tentato di togliersi la vita danneggiando alcuni elementi in cella. Tutto per attirare l’attenzione sulla propria condizione: doveva scontare la pena ma voleva farlo in maniera dignitosa.
Anche il difensore aveva segnalato alla Garante di aver notato lividi ed escoriazioni sul corpo di Costel che si era sollevato la maglietta per mostrarli. “Era depresso e avevo sollecitato al Provveditore per l’Amministrazione penitenziaria il suo trasferimento in un’altra struttura penitenziaria, ma evidentemente la richiesta è stata ignorata - spiega Margherita Michelini - Dopo due incontri Costel non aveva sollecitato altri colloqui e per questo pensavo che fosse stato spostato dalla casa circondariale di Prato. Non è andata così”.
La Dogaia, con i suoi 600 detenuti, è retta temporaneamente da Patrizia Bravetti che a fine agosto sarà destinata ad altro incarico. Dopo tre mesi, tra qualche settimana, volge al termine anche l’incarico del comandante della polizia penitenziaria. “Sono stati mandati in missione a tempo determinato in attesa della nomina del nuovo direttore, ruolo al quale pare nessuno ambisca. La situazione è grave”, spiega la Garante. Nessuno infatti ha presentato la candidatura all’interpello bandito dall’amministrazione penitenziaria. Intanto la Procura di Prato guidata da Luca Tescaroli, ieri ha affidato l’incarico per l’autopsia sul corpo del detenuto. Apparentemente non ci sono segni di violenza esterna, quindi non si esclude la morte per cause naturali ma visto da tempo il carcere è nella bufera, con numerosi episodi di violenza, sono stati disposti accertamenti approfonditi per dissipare ogni dubbio.











