sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giorgio Bernardini

Corriere Fiorentino, 3 luglio 2026

La natura delle ferite, la firma sul referto, i tempi che sembrano non tornare. La vicenda di Rodriguez Matute, honduregno di 26 anni morto nella sua cella martedì mattina nel carcere della Dogaia, aveva destato i sospetti degli investigatori già nei giorni precedenti al suo decesso. Per questo, la Procura di Prato lo aveva convocato per quell’appuntamento alle 15 di martedì: un’audizione che non si è mai potuta svolgere. Il procuratore capo Luca Tescaroli ha aperto un fascicolo per morte in conseguenza di altro reato. Però non è solo l’autopsia sul cadavere del detenuto - che sarà eseguita a partire da domani - a dire tutta la verità su quello che è successo negli ultimi 50 giorni del ragazzo, tutti passati in carcere.

La ricostruzione cronologica di quanto è avvenuto fornisce infatti numerosi elementi di legittimo dubbio, sia per i tempi che per i protagonisti coinvolti. La notte del 12 maggio Rodriguez Matute viene arrestato in piena notte: è accusato insieme ad un’altra persona, un sedicenne, del tentato omicidio del cameriere Iacopo Cerbai, accoltellato al cuore durante un’aggressione avvenuta in piazza Mercatale. Non è Matute a impugnare il coltello, ma questo aspetto non è rilevante per quel che segue. Subito dopo l’aggressione, assieme al suo amico, il 26enne si rifugia in un locale di via Settesoldi. Le testimonianze raccolte riferiscono di un suo atteggiamento passivo, chi era nel locale racconta del fatto che fosse accasciato su una sedia. Quando arriva la Volante succede il parapiglia: gli stessi poliziotti chiedono l’aiuto dei passanti per caricare i due sospetti in auto, l’ingaggio è sotto gli occhi di tutti. Una volta arrivato in carcere il comandante decide che debba essere visitato in ospedale, dove viene constatato che il giovane - rileva la Procura - sarebbe stato “oggetto di violenza”.

Le incongruenze cominciano il 27 maggio: Matute viene sottoposto a visita nel penitenziario pratese, dove si certifica una lunga serie di ferite dolenti tra cui “molti lividi in tutto il corpo, la frattura delle ossa nasali e quella della mandibola”. Sono passati 15 giorni dall’arresto, Matute per la prima volta dichiara che quelle ferite sono dovute al fatto di essere stato “picchiato durante l’arresto”. Il primo giugno c’è una nuova visita medica in carcere, dalla quale risultano sempre varie escoriazioni, ma nonostante la segnalazione della presunta causa - che le regole prescrivono di segnalare all’autorità giudiziaria - i referti rimangono nella casa circondariale.

Passa un intero mese dall’arresto, è il 12 giugno, un venerdì sera: i referti vengono finalmente inviati in Procura. Il lunedì mattina seguente - siamo al 15 giugno - il Procuratore Luca Tescaroli ne prende visione. E nota una firma in fondo al documento: quella di un ispettore superiore della polizia penitenziaria che ben conosce, poiché l’ha recentemente segnalato al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero dell’Interno per una vicenda di violenze sui detenuti. In particolare, negli scorsi mesi, era stato oggetto dell’esercizio dell’azione penale perché sospettato di aver picchiato, dopo aver indossato dei guanti di pelle, un detenuto che sarebbe stato immobilizzato dai colleghi nell’infermeria del carcere. In un altro procedimento simile, era stato anche accusato di aver tentato di intimidire i testimoni.

Queste circostanze - associate al ritardo con cui il referto era stato trasmesso - hanno convinto la Procura a convocare immediatamente Matute per ascoltarlo sull’origine e sui tempi delle sue ferite. Appuntamento preso per mercoledì primo luglio. Il giorno in cui il cadavere del giovane honduregno è stato rinvenuto all’alba dai compagni di cella. C’è un ultimo elemento rimasto nell’ombra, oggetto ora delle attenzioni della procura, per capire eventuali collegamenti al momento però ancora tutti da verificare: nei giorni scorsi un poliziotto penitenziario è stato picchiato violentemente da alcuni detenuti alla Dogaia. Per questo si indaga sullo scontro e su eventuali ritorsioni.