firenzedintorni.it, 6 agosto 2026
“Occorrono nuovi istituti penitenziari, tecnologie di sicurezza e una riforma dell’ordinamento”. Il procuratore di Prato Luca Tescaroli torna a parlare dell’emergenza carceri, indicando le priorità per affrontare criticità come sovraffollamento, carenza di organici e sicurezza negli istituti penitenziari. “Credo ci sia innanzitutto l’esigenza di una visione a lungo termine, che è quella di avere una politica penitenziaria coerente con la necessità di impedire che le carceri vengano impiegate come luoghi dove si commettono delitti. Servono organici adeguati per la polizia penitenziaria, così come percorsi per favorire l’integrazione dei detenuti stranieri. Quanto al gravissimo problema del sovraffollamento, occorre un aumento significativo degli istituti penitenziari”, afferma Tescaroli.
Il magistrato richiama l’attenzione sulla situazione del carcere della Dogaia, dove negli ultimi due anni sono stati sequestrati quasi cento telefoni cellulari e circa quattro chilogrammi di droga, in un contesto segnato anche da suicidi, violenze e casi di overdose. “Pur considerando la detenzione in carcere un’estrema ratio, sarebbe molto importante costruire nuovi penitenziari, in modo che i detenuti vivano in condizioni dignitose e siano davvero accompagnati in un percorso di reinserimento. L’ideale sarebbe che ognuno avesse la propria cella e che gli agenti fossero messi nelle condizioni di svolgere un efficace controllo interno ed esterno. Se una struttura penitenziaria viene lasciata a sé stessa si creano le condizioni per l’incremento dei delitti”, sottolinea.
Tescaroli chiede inoltre un rafforzamento delle misure di sicurezza: “Sarebbero opportuni numerosi interventi, dotare tutto l’istituto di telecamere, reti anti-lancio, laser scanner per controllare ciò che entra, jammer per schermare la struttura, controlli radiologici sui detenuti di rientro dai permessi e pattugliamenti continui attorno al carcere.
Oltre, naturalmente, a organici adeguati”. Infine il procuratore propone una revisione dell’ordinamento penitenziario: “È una legge fondamentale, ma ha cinquant’anni. Si potrebbe pensare a strumenti che accompagnino il detenuto dal termine della pena al reinserimento nella società e a misure che favoriscano il lavoro, prevedendo percorsi personalizzati e incentivi per le imprese che assumono chi ha dimostrato la volontà di reinserirsi”.









