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di Fatiha Sallami

pratosfera.com, 7 novembre 2026

La protesta pacifica dei detenuti di Alta Sicurezza conferma l’emergenza strutturale e il mancato rispetto della dignità detentiva, già accertati in sede giudiziaria. Si conclude oggi una settimana di protesta pacifica messa in atto, a partire da sabato 31 ottobre 2026, dalle persone detenute nella sezione di Alta Sicurezza della Casa circondariale “La Dogaia” di Prato, le quali hanno proclamato lo sciopero dei lavoranti addetti alla distribuzione della spesa, del vitto, delle forniture e alle pulizie, astenendosi altresì dalle attività scolastiche, universitarie, sportive e dalle funzioni religiose.

Le ragioni alla base della mobilitazione, espresse nella lettera diffusa in data odierna dai ristretti della sezione, restituiscono il quadro allarmante di un istituto in cui risulta compromessa la possibilità stessa di eseguire una pena detentiva conforme al divieto di trattamenti inumani o degradanti sancito dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) e ai principi di umanizzazione e funzione rieducativa della pena di cui all’art. 27, comma 3, della Costituzione.

Le denunce provenienti dalla sezione di Alta Sicurezza:

- Condizioni igienico-sanitarie e strutturali: totale assenza di acqua calda nelle celle ed erogazione solo intermittente nelle docce comuni; presenza diffusa di muffe e sporcizia nei locali di pernottamento e nei bagni; distribuzione dei tre pasti principali effettuata mediante l’uso di una barella in luogo del carrello metallico a causa del guasto, protrattosi da circa un mese, dell’ascensore, in palese violazione delle norme igieniche;

- Diritto alla salute: gravi carenze nell’area sanitaria intramuraria, con l’impossibilità, protrattasi per diverse settimane, di accedere persino alle cure odontoiatriche;

- Rapporti con i familiari e riservatezza: totale assenza di privacy durante le videochiamate - che, per carenza di spazi, vengono effettuate in presenza di altri compagni di stanza - e grave disorganizzazione nella stesura dei calendari dei colloqui visivi, telefonici e delle videochiamate, con frequenti sovrapposizioni di date e orari che ostacolano di fatto il diritto al mantenimento dei legami familiari;

- Condizioni economiche e trattamentali: aumento ingiustificato e mancanza di trasparenza sui prezzi dei generi del sopravvitto (spesso consegnati prossimi alla scadenza o già scaduti); rincaro delle tariffe, già onerose, per l’estrazione di copie e della documentazione contabile; paralisi delle attività scolastiche per carenza di personale, assenza di percorsi formativi o lavorativi alternativi, mancata informazione sui progetti attivi e insufficiente presenza delle associazioni di volontariato e dei servizi di supporto per i soggetti più fragili e stranieri.

Quanto denunciato oggi dai detenuti si salda, in modo inequivocabile, con le gravissime criticità strutturali della Casa Circondariale di Prato già emerse sul piano giudiziario e denunciate dalla Camera Penale di Prato. Occorre infatti ricordare che, per oltre un decennio dalla sentenza pilota Torreggiani c. Italia della Corte EDU, i reclami risarcitori ex art. 35-ter dell’Ordinamento Penitenziario proposti dai detenuti ristretti a Prato sono stati sistematicamente rigettati sulla scorta di prospetti metrici, forniti unilateralmente dall’Amministrazione penitenziaria, che attestavano il rispetto della soglia minima vitale di 3 metri quadrati pro capite.

Solo grazie a un’iniziativa “pilota” promossa e finanziata dalla Camera Penale di Prato - che ha incaricato le geometre Elisa De Natale e Francesca Merli di procedere al rilievo tecnico delle camere detentive del reparto di Alta Sicurezza (Sezione 9 e Sezione 10) - e alla conseguente perizia d’ufficio disposta dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze (affidata al Geom. Jacopo Ciatti), è stato finalmente accertato che le misurazioni comunicate per anni dall’Amministrazione penitenziaria non corrispondevano al vero.

Con l’ordinanza n. 2199/2025 del 10 luglio 2025, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha infatti preso atto che le celle delle sezioni di Alta Sicurezza della Dogaia (Sezioni 9 e 10) presentano una superficie lorda - al netto del bagno - compresa tra 13,20 mq e 13,83 mq (ben inferiore ai 14,15 mq dichiarati dall’Istituto) e che, detratto l’ingombro effettivo dei letti e degli arredi fissi che compongono vere e proprie “pareti attrezzate” ostative al normale movimento, la superficie calpestabile netta si riduce a valori compresi tra 6,34 mq e 7,55 mq. Ne consegue che, ogniqualvolta nelle camere di pernottamento della Casa Circondariale di Prato vengono allocati tre detenuti, ciascuno di essi dispone di uno spazio individuale inferiore ai 3 metri quadrati, integrando una violazione dell’art. 3 della CEDU. Peraltro, già in sede di sopralluogo tecnico erano state rilevate ulteriori carenze strutturali, quali il mancato funzionamento degli aeratori nei servizi igienici, l’insufficienza del rapporto aeroilluminante delle finestre rispetto ai parametri abitativi e la carenza stessa degli arredi obbligatori per singolo ristretto.

Come evidenziato nella Mozione approvata in sede di Congresso dell’Unione delle Camere Penali Italiane di Catania a settembre 2025, l’accertamento della falsità dei dati forniti dall’Amministrazione penitenziaria a Prato non solo ha pregiudicato per tredici anni il diritto di centinaia di detenuti a vedere riconosciuta l’inumana condizione detentiva subita, ma impone oggi una verifica rigorosa e trasparente sull’effettiva legalità della detenzione all’interno dell’istituto.

Alla luce della valutazione multifattoriale imposta dalla giurisprudenza di legittimità e sovranazionale in tema di art. 3 CEDU, la restrizione in spazi angusti, unita alla cronica mancanza di acqua calda, al degrado igienico, alla compressione dei colloqui familiari e all’assenza di un’effettiva offerta trattamentale e lavorativa denunciate oggi dai detenuti dell’Alta Sicurezza, non può in alcun modo essere declassata a “mero disagio”, ma configura una condizione complessiva lesiva della dignità umana.

Esprimiamo quindi forte preoccupazione per la situazione in atto presso la Casa Circondariale “La Dogaia” di Prato auspicando che:

1. La Direzione dell’Istituto ed il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, intervengano immediatamente per risolvere le emergenze materiali e igienico-sanitarie denunciate (ripristino dell’acqua calda nelle celle e nelle docce, riparazione degli ascensori e corretta distribuzione del vitto, salubrità degli ambienti, continuità delle cure sanitarie e odontoiatriche) e per garantire spazi adeguati e riservati per i colloqui e le videochiamate;

2. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed il Ministero della Giustizia, assicurino che in nessuna sezione della Casa Circondariale di Prato vengano allocati tre detenuti in camere di pernottamento che, come accertato giudizialmente dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, sono strutturalmente idonee a ospitare un massimo di due persone nel rispetto dei parametri europei;

3. La Magistratura di Sorveglianza possa vigilare affinché la custodia penitenziaria torni a coniugare le esigenze di sicurezza con il rispetto assoluto e inderogabile della salute, della dignità e dei diritti fondamentali della persona detenuta.