La Nazione, 18 febbraio 2022
Pasquale e Josè a dialogo con gli studenti del liceo Copernico: “Proviamo. ad essere di aiuto” “Questa esperienza ci ha insegnato ad assumerci le nostre responsabilità. Sappiamo di aver sbagliato e giustamente stiamo pagando le conseguenze dei reati che abbiamo commesso. Vogliamo aiutare i giovani a comprendere che hanno sì dei diritti, ma anche dei doveri”.
Parole sincere, che vengono dal cuore. Pasquale e José, detenuti a fine pena della Dogaia, si sono aperti davanti agli studenti del liceo Copernico, in occasione di un incontro avvenuto in modalità online nella mattinata di ieri. Incontro organizzato dalla Polizia Municipale, che ha coinvolto pure il Comune. Le classi si sono collegate dalle proprie aule.
I due reclusi, invece, dai rispettivi reparti: Pasquale da quello di semilibertà, José da quello di media sicurezza. I due detenuti hanno modi diversi di vivere il carcere, il primo autorizzato a uscire nel weekend per svolgere l’attività di volontariato. Un impegno, assieme al lavoro che entrambi quotidianamente portano avanti, che dimostra la volontà di reinserirsi nella società e di costruirsi un futuro. José da quando è finito in carcere, 11 anni fa, ha perfino cominciato a studiare.
“È il momento più bello che ricordi. Ogni mattina mi sveglio alle 4 per studiare: frequento i corsi di Storia Moderna all’Università di Firenze”, ha spiegato il detenuto di origini sudamericane. “Quando sono arrivato in Italia, il Paese mi ha accolto a braccia aperte. In un periodo di disagio, però, non ho saputo reagire in modo positivo e ho commesso un reato, causando sofferenza alla mia famiglia. Adesso chiedo solo una nuova opportunità”.
Emozionata anche la testimonianza di Pasquale. “Purtroppo mi sono addentrato in terreni pericolosi. Il momento più doloroso? Quando mio padre è venuto a mancare non l’ho potuto salutare per l’ultima volta. Intendo rifarmi una vita: lavoro otto ore al giorno e mi sono rimesso in gioco, cercando di essere d’aiuto agli altri”.









