di Francesco Ingardia
La Nazione, 8 agosto 2026
Gli sviluppi dopo la brutale uccisione del 32enne di origini nigeriane. Ai tre presunti autori la procura contesta l’omicidio preterintenzionale. La versione degli indagati ai legali: “Lite violenta, ma non è morto in cella”. Cos’è successo davvero nella cella 171 della settima sezione della casa circondariale della Dogaia poco prima delle 23 di mercoledì 5 agosto? Chi dei tre ristretti condannati in via definitiva per reati a sfondo sessuale (due albanesi di 40 e 44 anni e un italiano di 52) ha sferrato il colpo mortale al detenuto nigeriano di 32 anni appena trasferito? E ancora: chi ha dato inizio al diverbio, qual è stata miccia che ha trasformato una lite furibonda in una colluttazione corpo a corpo, tre contro uno? Ed eventualmente, quale oggetto è stato usato come arma del delitto? La vittima ha sbattuto con violenza la testa contro la cella blindata? O ha subito una testata o un colpo fatale con un corpo contundente?
Sono questi (parziali) interrogativi in cerca di risposta che avvolgono il brutale omicidio che si è consumato dietro le sbarre della Dogaia a cui la procura di Prato guidata da Luca Tescaroli sta cercando di dar risposta a stretto giro. Per adesso, “indagini in corso” e massimo riserbo. Riavvolgendo il nastro: nella sezione che ospita persone accusate di reati a sfondo sessuale (la settima, quella dei sex offender), mercoledì nella cella 171 da nove metri quadri arriva un quarto detenuto, un cittadino nigeriano di 32 anni con all’attivo precedenti per tentata violenza sessuale, ricettazione e lesioni personali. L’uomo, dopo l’arresto a Montecatini a fine luglio, era rimasto in custodia per una decina di giorni a Pistoia.
Per poi finire a Prato, in cella con altri tre detenuti, a proposito di sovraffollamento carcerario: due albanesi (40 a e 44 anni) e un italiano (di 52). Convivenza tra ristretti non facile, stando a quanto appreso. Con il 32enne “esagitato” e di “difficile gestione” - ad avvalorare la pista dei continui trasferimenti tra istituti penitenziari -, anche per gli altri tre detenuti. I quali, questa la versione che sarebbe stata riferita da loro ai legali, avrebbero effettuato un tentativo di calmare l’ultimo arrivato in cella. Tentativo vano, perché poco prima delle 23, in un frangente in cui non erano presenti gli agenti di polizia penitenziaria scoppia una lite che in pochissimo tempo degenera in una rissa furibonda. Il resto, è già cronaca: decesso del 32 nigeriano constatato alle 23.18. Eppure, sempre secondo la versione fornita ai legali, i tre detenuti avrebbero affermato che la morte dell’uomo “non sarebbe avvenuta in cella, ma dopo”.
Il medico legale che ha effettuato il primo esame sul cadavere ha riscontrato - come riportato dalla procura - ferite compatibili con una colluttazione violente: una ecchimosi all’interno del labbro superiore, una ferita lacero contusa sulla fronte, una fuoriuscita di sangue dal naso e un trauma cranico prodotto “verosimilmente” da un corpo contundente. La scena del crimine è stata esaminata dalla Scientifica, con tutti gli elementi ritenuti utili repertati, per ricostruire nel dettaglio l’esatta dinamica sfociata in omicidio.
Nell’immediatezza del fatto i tre compagni di cella - assistiti dagli avvocati Paolo Tresca (in sostituzione dei colleghi nominati Melissa Stefanacci e Stefano Camerini) - sono stati interrogati dal magistrato, avvalendosi però della facoltà di non rispondere. Agli indagati, la procura contesta l’omicidio preterintenzionale. Un dettaglio che potrebbe - d’obbligo il condizionale - lasciare intendere che già l’esatta dinamica che ha portato all’uccisione del detenuto nigeriano sia quantomeno piuttosto chiara. In attesa dell’esame autoptico sul corpo. Sul punto, il conferimento dell’incarico è atteso per domattina a favore del medico legale Luciana Sonnellini. Passaggio fondamentale, questo, per chiarire nero su bianco la causa del decesso. Con le difese che procederanno contestualmente con la nomina di un loro consulente finalizzata alla partecipazione in presenza all’esame autoptico. Nel frattempo i detenuti indagati dalla procura per omicidio preterintenzionale sono stati divisi e trasferiti tutti e tre in celle differenti.










