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di Paolo Nencioni

Il Tirreno, 29 luglio 2024

Da settembre saranno trasferiti quattro magistrati e si faranno meno processi. Il presidente del Tribunale: “Un disastro”. Un casino, un disastro”. Questa, nelle parole del presidente del Tribunale Francesco Gratteri, è la situazione della giustizia pratese alla vigilia delle vacanze estive e in vista della ripresa di settembre, che sarà più difficile di sempre. Il disastro è rappresentato dal trasferimento di quattro magistrati (Bruno nel civile, Sordi, Chesi e Scarlatti nel penale) che riducono all’osso le risorse per celebrare i processi. “Ho rinunciato a capire” commenta Gratteri, che dal 7 settembre sarà in pensione. Ha rinunciato a capire le logiche che regolano l’assegnazione e la distribuzione dei magistrati nei Tribunali del Belpaese. E se non l’ha capito lui che li frequenta da una vita, figuriamoci noi.

La conseguenza dei trasferimenti di settembre è che bisognerà spostare due magistrati (Tesi e Del Vecchio) all’ufficio del giudice per le indagini preliminari, che altrimenti non potrebbe funzionare. Così facendo rimarranno solo quattro magistrati per il penale in Tribunale, si potrà mettere insieme un solo collegio giudicante, dunque si faranno meno udienze (non che se ne facessero molte nemmeno prima) e la macchina della giustizia rallenterà dopo un periodo di relativa calma durante il quale erano stati raggiunti numeri dignitosi in Tribunale.

Si tornerà alla situazione “imbuto” o “collo di bottiglia”: la Procura continuerà a fare le sue indagini e a chiedere i rinvii a giudizio, il giudice per le indagini preliminari fisserà le udienze e nel caso ordinerà i processi, che però slitteranno nel tempo, perché non ci sono abbastanza magistrati per giudicare se un imputato è colpevole o innocente. Anche nel settore monocratico, quello dei reati meno gravi ma che comunque possono destare allarme sociale e richiedono risposte certe: da cinque udienze mensili si passerà a quattro.

Dei quattro magistrati sul piede di partenza, tre hanno ottenuto il trasferimento a Firenze. Un’attrazione fatale, quella del Palazzo di giustizia di Novoli, che ha segnato i percorsi di molti magistrati passati da Prato e che è molto facile da spiegare: una sede più prestigiosa in ottica di carriera e carichi di lavoro che spesso sono la metà di quelli di Prato.

Questo disastro annunciato forse si poteva evitare se il Csm avesse sospeso l’efficacia delle delibere di trasferimento, ma la regola dice che lo si può fare solo quando la scopertura degli organici nel Tribunale dal quale si muovono i trasferiti sia almeno del 35%. Al ministero hanno fatto i conti e hanno concluso che la scopertura di Prato ammonta al 34,7%, un’inezia che cambia tutto.

“Vabbè, avrebbero potuto arrotondare, lo fanno anche al supermercato” ironizza amaramente il presidente Gratteri. Ma le logiche del ministero sono altre e i trasferimenti non sono stati sospesi. E così, mentre in Tribunale hanno appena finito di cambiare i pavimenti e prima o poi verrà inaugurata una scala d’emergenza apparentemente inutile accanto all’ingresso, continuano a scarseggiare gli “inquilini”, quelli che dovrebbero mandare avanti una macchina che ogni tanto, anzi spesso, perde colpi.