di Benedetta Macchini
La Nazione, 15 luglio 2026
Ieri la visita del sindaco Biffoni e dell’assessora regionale Nardini. Sovraffollamento e carenza di fondi: i temi del colloquio con il direttore. “Da Sollicciano arrivati circa 40 detenuti. Situazione devastante”. L’asfalto della strada antistante alla Dogaia scotta e nei sentieri vicini, battuti dal sole di mezzogiorno, qualche residente accaldato porta a spasso il cane. L’unico pensiero che ti è concesso di formulare è: “Chissà come fanno, i detenuti là dentro”. Un interrogativo che risuona ancora più forte nell’assolata mattina di ieri, quando le porte del carcere si sono aperte, insieme a quelle di altri 34 penitenziari in tutta Italia, per accogliere associazioni e istituzioni locali. L’iniziativa, promossa da Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, una rete di realtà impegnate nella tutela dei diritti delle persone detenute, punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane.
Un tema che diventa ancora più urgente con l’arrivo dell’ennesima ondata di caldo torrido. Alla visita del penitenziario pratese hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora regionale con delega alle politiche per le questioni carcerarie Alessandra Nardini, il sindaco Matteo Biffoni, la presidente della Camera penale di Prato Elena Augustin e la garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Margherita Michelini.
“La situazione è complessa - ha dichiarato Biffoni, asciugandosi il sudore appena uscito dalla Casa Circondariale -. Conoscevo già le condizioni della Dogaia, ma vedere con i propri occhi la realtà lascia davvero sconvolti. Ci sono problemi sia strutturali sia di organico. Manca personale a sufficienza per gestire una struttura carceraria come questa, le persone sono in sofferenza e affrontano turni massacranti. Anche per la polizia penitenziaria le condizioni non consentono di lavorare serenamente. La necessità più urgente è quella di agire sul sovraffollamento, ma adesso tutto è reso ancora più difficile dall’arrivo di altri detenuti da Sollicciano. La situazione non è semplice, ma posso constatare con piacere che abbiamo un direttore, Luca Cicerelli, che sta cercando di affrontare il problema fin da subito”.
A Biffoni fa eco l’assessora Nardini: “La situazione della Dogaia è insostenibile. Il tasso di sovraffollamento è molto superiore alla media nazionale e si attesta intorno al 160%. Ad aggravare il quadro c’è la chiusura di una sezione del carcere, che comporta la perdita di oltre 40 posti sui 590 complessivi. In celle progettate per ospitare due detenuti vivono addirittura quattro persone, con brande sistemate a terra. La sezione dei sex offender è quella che registra le maggiori criticità, con celle ben oltre la capienza prevista. E vi lascio immaginare cosa significhi tutto questo con il caldo di questi giorni”.
Anche la presidente della Camera penale di Prato esprime la sua preoccupazione: “Con il sequestro delle sezioni di Sollicciano, il problema del sovrafollamento è peggiorato. Credo che La Dogaia sia il carcere che ha sofferto di più queta circostanza, dovendo accogliere circa 40 detenuti provenienti dalla Casa Circondariale fiorentina. Ma là dentro - ribadisce Augustin - la situazione è devastante: quattro carcerati in celle che ne possono ospitare massimo due. Però porto anche un messaggio di speranza. Mi hanno raccontato che uno dei detenuti più anziani si è fatto portavoce dei suoi compagni, dicendo che il suo periodo di prigionia lo vuole dedicare ad aiutare gli altri. Forse, anche nelle condizioni più estreme, il carcere svolge ancora una funzione di rieducazione”.
Oltre al sovraffollamento e alla carenza di personale, La Dogaia soffre anche il progressivo allontanamento delle realtà sociali che prima operavano al suo interno: “Non è certo che torneranno al suo interno - spiega Marta Logli, consigliera regionale - gli insegnanti per continuare con i percorsi scolastici a settembre. I detenuti non hanno solo bisogno di esistere passivamente, ma devono vivere in carcere”.
“Le problematiche che abbiamo riscontrato alla Dogaia - interviene Enrico Vincenzini, presidente di Antigone Toscana - sono quelle che ritroviamo in altre carceri italiane. Ma a Prato le difficoltà singole vengono esasperate da un sistema che non funziona: carenza di personale penitenziario e di assistenza sanitaria, un sovraffollamento aggravato dal caso di Sollicciano. La settima sezione ha dei numeri esorbitanti e questo fa sì che La Dogaia non sia un luogo adatto per nessuno, né per chi ci lavora né per chi vi è detenuto”









