di M. Serena Quercioli
La Nazione, 21 giugno 2026
“Il carcere di Prato è sovraffollato, le condizioni non sono così pessime come a Sollicciano, anche se questa struttura è stata inaugurata 1986 quindi ha quarant’anni, ma ci sono muffe, docce che non funzionano e cimici nei letti”: così Margherita Michelini, garante comunale per i diritti dei detenuti, descrive in poche parole la situazione del carcere La Dogaia. Lo scenario non è quindi dei migliori: “Il ministero della giustizia - spiega l’avvocato Michelini - ha un’applicazione che rileva lo spazio pro capite del detenuto. A Prato su iniziativa della camera penale, con autorizzazione del magistrato di sorveglianza, è stata effettuata una nuova misurazione e nella maggior parte delle celle con 3 detenuti, non ci sono 3 mq calpestabili ciascuno, come stabilito dalle direttive europee.
A questo si aggiunge la maggiore complessità rispetto a Sollicciano per la presenza di detenuti comuni, il reparto alta sicurezza, la sezione collaboratori di giustizia e un reparto di semiliberi. Negli ultimi 5/6 anni si sono avvicendati vari direttori che sono stati pochi mesi, ora la direzione è più stabile, abbiamo una persona volenterosa ma senza esperienza di direzione di carcere. Con l’arrivo dei detenuti da Firenze la situazione si farà sempre più difficile: si sposta il problema da carcere ad altro, si va a complicare anche il sistema delle visite dei parenti, non solo per quelli che saranno smistati a Prato ma anche per coloro che andranno in carceri di altre città.
I detenuti saranno più lontani dai loro affetti con le conseguenze del caso”. Quali potrebbero essere le soluzioni percorribili per diminuire questo affollamento? “L’amnistia e l’indulto in primo luogo - dice la Michelini - anche se questi atti di clemenza a non corrispondono alle politiche governative o la semplice liberazione anticipata a quei detenuti con i requisiti. A tal proposito c’è una proposta dell’onorevole Roberto Giachetti, depositata più di un anno fa”. Il garante dei detenuti segue con preoccupazione anche le inchieste della procura sul carcere: “L’immagine di un carcere fuori dal controllo dello Stato non facilita gli interventi della società civile e questo nuoce al carcere stesso, è difficile riuscire ad avere fondi, come quelli richiesti due anni fa per i ventilatori, per non parlare dei familiari preoccupati che mi chiamano continuamente, per gli episodi di violenza, tortura e droga che si verificano.
Indubbiamente, tutto questo esiste ma non passano bene sia il personale sia i detenuti”. La Michelini che ricorda la sua esperienza del passato come quella di un “direttore naif”, è stata confermata garante dal Commissario straordinario e ora con il ritorno del sindaco auspica la ripartenza dei progetti. Con il Comune si era creato un organismo per monitorare coloro che già svolgono attività in carcere e trovare inserimenti lavorativi. Prosegue la collaborazione col polo universitario di Firenze e Prato: “C’è una bella scelta di corsi - aggiunge la Michelini - ma si è perso ad esempio l’istituto alberghiero che non ha rinnovato il biennio. Si è costituito gruppo di detenuti con un progetto molto serio, ambizioso che ho condiviso: “Men Evolution”. Si parte dal vademecum scritto dai detenuti stessi con le regole all’ingresso, poi le attività: musica, sport per giovanissimi ma anche per 60/70 anni. Per gli stranieri senza strumenti linguistici e culturali è più difficile fare proposte”.









