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di Giacomo Cocchi


Avvenire, 11 dicembre 2019

 

Il distretto del tessile scommette sull'inserimento per chi ha scontato la pena: turni di otto ore nel settore del confezionamento per 5 persone in semilibertà. Tra i promotori la Caritas, l'azienda Pointex e la Regione.

Nel carcere della Dogaia di Prato verrà aperta una azienda di confezioni dove saranno impiegati detenuti verso il fine pena e per questo bisognosi di una opportunità seria e concreta di lavoro in vista di un futuro reinserimento nella società. Il progetto non poteva che nascere a Prato, città del tessile e realtà da sempre attenta a sostenere le persone con fragilità sociali attraverso l'azione della Caritas diocesana.

E proprio quest'ultima ha coordinato il progetto presentato nei giorni scorsi in Palazzo vescovile alla presenza del vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, e degli altri soggetti promotori. Nell'area semiliberi del carcere maschile della Dogaia verrà aperto un reparto di lavoro per la confezione di sotto-fodere per materassi.

Si tratta di una produzione resa possibile grazie alla Pointex, azienda specializzata nel settore, che farà da committente delle lavorazioni, e dalla cooperativa sociale San Martino della Caritas diocesana di Firenze, organizzazione che vanta una lunga esperienza di lavoro con i detenuti nella casa circondariale fiorentina Mario Gozzini, dove ha aperto un servizio di lavanderia.

Nel progetto Confezione, questo il nome dell'iniziativa, saranno impiegati prima con un tirocinio e poi con un regolare contratto cinque detenuti in regime di semilibertà. I turni sono di otto ore per cinque giorni la settimana.

Il team sarà coordinato da un capo reparto, una persona esterna, dunque non un detenuto, appositamente formato al ruolo dalla Pointex, che fornirà in comodato d'uso gratuito le macchine da cucire e le altre attrezzature necessarie allo svolgimento della produzione. "Se il problema della mancanza di un lavoro è diventato drammatico per chi lo ha perso lo è ancora di più per i carcerati - ha osservato Nerbini - e sappiamo benissimo che chi non ha avuto opportunità di lavoro e formazione durante la detenzione è a rischio recidiva. Per questo motivo progetti come quello che presentiamo sono importanti: è bello vedere più soggetti che si mettono insieme e che con coraggio decidono di fare una scommessa del genere".

Il direttore della casa circondariale della Dogaia Vincenzo Tedeschi ha detto di aver accolto la proposta con entusiasmo, "non è facile per noi proporre esperienze di lavoro significative che vadano oltre l' assistenzialismo, dare una chance ai detenuti è fondamentale per evitare che una volta usciti tornino a delinquere".

Non assistenzialismo dunque, ma una vera attività imprenditoriale. Solo così, attraverso un impiego vero e proprio, scandito da regole e condizioni lavorative reali, è possibile acquisire le competenze utili per potersi reinserire un domani nel mondo del lavoro.

Si tratta di una scommessa che Caritas di Prato e Firenze, Pointex, Società della Salute, Regione Toscana e la Casa circondariale della Dogaia hanno scelto di compiere tutti insieme per attuare quanto previsto dall'articolo 27 della Costituzione: le pene "devono tendere alla rieducazione del condannato".