di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 7 ottobre 2022
Subito rinviato il processo a 42 imputati per i fatti del 2020. È iniziata ieri mattina ed è stata subito rinviata al 15 dicembre per un difetto di notifica l’udienza preliminare del processo nei confronti di 42 tra detenuti ed ex detenuti della Dogaia che il 9 marzo del 2020 diedero vita a una sorta di rivolta che per un giorno mise in subbuglio la casa circondariale e richiese l’intervento dei reparti anti-sommossa, salvo poi risolversi senza grandi tragedie, soprattutto se paragonato a quanto accadde in altre carceri italiane.
Erano i giorni durante i quali i detenuti protestavano contro la decisione del governo di sospendere i colloqui coi familiari per contrastare la diffusione del Covid, una decisione che fu vissuta come un’ingiustizia. Durante la rivolta nel carcere di Modena ci furono sette morti e a Foggia ci fu un’evasione di massa. A Prato ci si “limitò” a dare fuoco ad alcuni materassi e a sbattere le pentole sulle inferriate.
I 42 indagati sono italiani, nordafricani, albanesi e nigeriani, tutti detenuti comuni. La Procura contesta loro anche l’uso delle armi (spranghe di legno ricavate da alcuni tavolini), la distruzione delle telecamere di sicurezza, l’incendio di alcuni materassi nelle celle, l’aver accatastato le brandine per fare una sorta di barricata all’ingresso della quarta sezione, dove in precedenza avevano sparso olio sul pavimento per ritardare l’intervento degli agenti di custodia. Tentarono anche di aprire un cancello, dove rischiò di rimanere bloccata la comandante della polizia penitenziaria, Barbara D’Orefice, prima dell’intervento di un ispettore.
I 42 imputati che compariranno di nuovo davanti al gup Francesca Scarlatti il 15 dicembre sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, aggravata dal numero dei partecipanti. Un reato che prevede una pena tra i 3 e i 15 anni. Si prevede che solo pochi chiederanno il rito abbreviato, molti altri sceglieranno il rito ordinario, soprattutto quelli che sono ancora detenuti.










