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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 28 luglio 2024

Esplode ancora l’ira detenuti per le condizioni disumane, stavolta alla Dogaia di Prato. Una nuova rivolta nelle carceri toscane: dopo Sollicciano, è accaduto la notte tra venerdì e sabato alla Dogaia di Prato. Distrutte finestre e telecamere, neon divelti, letti usati come barricate. La calma torna dopo ore, con l’intervento della polizia penitenziaria. I sindacati: mancano 52 agenti, non c’è un direttore né un comandante e ci sono più di 40 gradi. L’intervista con Luigi Manconi: “Subito indulto e amnistia”.

Non solo Sollicciano. Le carceri toscane vivono un periodo drammatico. Aumentano i disagi dei detenuti e degli agenti penitenziari che ci lavorano. Le cronache raccontano di frequenti disordini e rivolte. Venerdì sera è toccato al penitenziario La Dogaia di Prato, dove una ventina di reclusi ha dato il via a una rivolta che, solo dopo ore di tensioni e devastazioni, è stata sedata dagli agenti.

La protesta è esplosa nella prima sezione del carcere pratese, nel reparto di media sicurezza. A raccontare cosa è successo sono i sindacalisti della Fp Cgil: “I reclusi hanno divelto i neon della sezione, lasciando al buio il reparto. Hanno poi usato le brande di ferro per barricarsi, impedendo l’intervento della polizia penitenziaria”. Paura tra gli agenti, che però sono riusciti ad avviare una mediazione lunga ed estenuante, al termine della quale, intorno alle 2 di notte, è tornata la calma. “Alcuni detenuti hanno cominciato a distruggere l’intera ala del penitenziario- aggiunge il segretario Uil Pa Ivan Bindo- Sono state divelte finestre, telecamere e sono stati utilizzati i letti per barricarsi ed evitare l’ingresso agli agenti. Sono state distrutte suppellettili ed è stato appiccato il fuoco ad alcuni indumenti e lenzuola, con danni all’impianto elettrico”.

Quale sia stata la scintilla che ha innescato la rivolta ancora non è chiaro, di certo ad alimentare la protesta ci sono le condizioni non semplici in cui vivono i detenuti, soprattutto in queste settimane di caldo estremo. “Nelle celle si vive e si lavora con temperature che durante la giornata oltrepassano i 40 gradi- spiega Donato Nolè, coordinatore nazionale Fp Cgil polizia penitenziaria- La struttura del carcere di Prato è in cemento armato e il caldo viene assorbito completamente. Non ci sono né aria condizionata e neppure ventilatori, e questo certamente contribuisce ad esasperare gli animi delle persone. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che il penitenziario pratese non ha un direttore effettivo, non ha un comandante e neppure un vicecomandante. È un dato di fatto che i disordini più consistenti si verifichino soprattutto in quelle carceri sprovviste di direzione, dove mancano un governo, una visione, una prospettiva”.

Oggi La Dogaia non presenta una condizione di particolare sovraffollamento. I reclusi sono 576, meno di quelli previsti dalla capienza regolamentare. “Ma è un dato falsato- spiega Nolè- perché alcuni singoli reparti presentano più reclusi del previsto”. Si tratta, dopo quello fiorentino di Sollicciano, del secondo penitenziario più grande della Toscana. Ogni cella ospita tre persone in spazi, come scritto nel rapporto dell’associazione Antigone, “piuttosto ristretti e fatiscenti”. Le celle sono sprovviste di docce interne e non in tutte è garantita l’acqua calda. Nel 2023 si è verificato un suicidio, oltre a dieci tentati suicidi e 172 casi di autolesionismo. Mancano gli agenti penitenziari: dovrebbero essere garantiti 310 uomini, invece ce ne sono solo 258. Il sindacalista Nolé, esprimendo preoccupazione per la situazione nelle carceri italiane, annunciato che il 31 luglio la Fp Cgil sarà in piazza a Roma a manifestare contro le problematiche che riguardano il comparto della sicurezza. L’episodio di Prato “rappresenta l’ennesimo segnale di crisi del sistema penitenziario nazionale, evidenziando la necessità di interventi immediati per evitare il ripetersi di simili situazioni” conclude. Il primo agosto gli agenti della Uil Pa incontreranno il neo provveditore regionale all’amministrazione penitenziaria Gloria Manzelli: “Parleremo delle aggressioni al personale, della fatiscenza delle carceri toscane e della carenza dell’organico” dice il segretario regionale toscano Eleuterio Grieco. Sempre il primo agosto, a Firenze, è prevista un audit della Asl per analizzare i fatti che hanno portato al suicidio di Fedi, il detenuto tunisino di appena 20 anni che si è tolto la vita il 4 luglio e il cui corpo sarà rimpatriato nei prossimi giorni.