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di Giorgio Bernardini

Corriere Fiorentino, 18 agosto 2026

L’avvocato Fucci: scudo penale per il poliziotto penitenziario. Il procuratore Tescaroli: no, quel ragazzo non poteva scappare. Tre colpi di pistola in una manciata di secondi: uno raggiunge alla coscia un 22enne marocchino ammanettato, che tentava di fuggire dal pronto soccorso del Santo Stefano. È la sequenza che le telecamere dell’ospedale di Prato hanno registrato domenica pomeriggio e che ora è al centro dell’inchiesta della Procura guidata da Luca Tescaroli. Oltre che del dibattito politico, dato che per l’agente non si è “alzato” lo scudo penale contemplato dal nuovo decreto sicurezza del governo Meloni: il poliziotto penitenziario che ha sparato è adesso indagato per tentato omicidio.

L’agente, in servizio da meno di un anno e mezzo, non è ancora stato interrogato. Ai suoi avvocati ha raccontato di avere esploso “due colpi di avvertimento in aria e infine un terzo verso il ragazzo”, dopo avere “sentito il collega invocare aiuto”. Gli sono stati sequestrati l’arma di servizio e il caricatore. La Procura, però, spiega che dai filmati emerge una dinamica diversa e che l’agente ha “agito deliberatamente per colpire il cittadino marocchino sparando e mirando per colpirlo”. Per questo non è stato applicato il nuovo “scudo penale”, che consente di evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando l’atto compiuto in servizio fa presumere una causa di giustificazione.

La vicenda era cominciata circa un’ora prima, domenica sera, davanti al carcere della Dogaia. Due agenti avevano intercettato tre uomini che cercavano di lanciare all’interno dell’istituto penitenziario pacchetti contenenti droga e telefoni cellulari. Uno dei tre, caduto durante la fuga, era stato fermato e arrestato. Era un 22enne marocchino che aveva già scontato una detenzione a Prato per spaccio ed era uscito a fine giugno.

Portato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano per le conseguenze della caduta, il giovane era rimasto ammanettato in attesa di essere dimesso. Poi la fuga: ha afferrato un estintore e ha iniziato a spruzzare una nube di liquido, cercando di guadagnare l’uscita dell’ospedale. Un agente gli è andato incontro per bloccarlo, il collega ha estratto la pistola. Tre spari in rapida successione: il primo e il secondo che, nella ricostruzione difensiva, erano colpi d’avvertimento; il terzo ha poi centrato il ventiduenne alla coscia.

“I filmati acquisiti mostrano la dinamica dei fatti: due agenti, mentre il ragazzo cercava di scappare ammanettato all’interno di un ambiente chiuso dal quale non poteva uscire, hanno cercato di raggiungerlo. Uno dei due ha esploso contro il ragazzo tre colpi di pistola, uno dei quali lo ha colpito”, ha spiegato il procuratore Luca Tescaroli. Il legale dell’agente, Vittorio Luigi Fucci, sostiene invece che ci fossero i presupposti per applicare lo scudo previsto dal decreto Sicurezza, come avvenuto nel caso di Abderrahim Fakir, morto a Bologna durante un fermo di polizia il 20 luglio. “Occorre una riforma radicale che tuteli maggiormente le forze dell’ordine che operano in presenza di evidenti cause di giustificazione”, afferma.

Sul caso intervengono anche i sindacati. L’Osapp denuncia il “silenzio” del ministro della Giustizia Carlo Nordio e dei vertici del Dap: “Lo Stato gli ha consegnato un’arma, gli ha affidato un arrestato e gli ha imposto di impedirne la fuga. Quando ha dovuto decidere in pochi secondi, è rimasto solo”, dice il segretario Leo Beneduci, ricordando che l’agente ha appena 18 mesi di servizio. La Uil Fp chiede invece camere di sicurezza per arrestati e detenuti nei pronto soccorso e reparti ospedalieri dedicati.

Il segretario toscano Eleuterio Grieco propone inoltre di ricorrere alla telemedicina per ridurre gli accessi in ospedale e denuncia le criticità dell’assistenza sanitaria penitenziaria. Per Francesco Oliviero, segretario Sappe per la Toscana, il detenuto in fuga avrebbe aggredito due agenti: “Pur avendo i polsi bloccati dalle ammanettature di sicurezza, ha impugnato un estintore presente nella struttura scatenando il panico. Il bilancio dell’aggressione è pesante: due poliziotti penitenziari sono rimasti feriti, uno dei quali ha avuto la frattura della mano con una prognosi di 30 giorni, mentre per l’altro collega i giorni di prognosi sono 10”.