di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 4 ottobre 2026
I fatti risalgono ad agosto: l’agente, 30 anni, è anche accusato di falso. La ricostruzione dell’accaduto grazie alle telecamere dell’ospedale. Aveva sparato contro il detenuto che stava piantonando all’ospedale e aveva raccontato di essere stato aggredito dall’uomo, un 22enne originario del Marocco, che aveva attivato un estintore nel tentativo di fuggire dal pronto soccorso. Ma le immagini di videosorveglianza dell’ospedale e le indagini della Procura di Prato hanno smentito la versione dell’agente di polizia penitenziaria che è sotto inchiesta con l’accusa di tentato omicidio. Adesso il gip del tribunale di Prato ha disposto per lui l’interdizione per quattro mesi dopo la richiesta avanzata dalla Procura guidata da Luca Tescaroli che lo accusa anche di falso.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’agente, 30 anni, non avrebbe raccontato la verità per guadagnarsi l’impunità. Il 22enne era stato fermato il 14 agosto all’esterno del carcere di Prato perché sorpreso a lanciare all’interno dell’istituto penitenziario alcuni pacchetti che contenevano droga e telefoni cellulari. Durante l’arresto l’uomo era caduto e per questo era stato portato al pronto soccorso. Mentre attendeva di essere dimesso e riportato in cella il marocchino aveva afferrato e azionato un estintore nel tentativo di riuscire a fuggire.
I due agenti della Penitenziaria hanno provato a fermarlo nella zona di arrivo delle ambulanze e uno dei due ha estratto la pistola sparando tre colpi, uno dei quali ha ferito il detenuto alla coscia. Subito dopo l’agente si è fatto visitare al pronto soccorso e ha raccontato di aver avuto una colluttazione con il detenuto, lamentando dolore al polso e al petto. Il medico sulla base della sua dichiarazione aveva così fatto un certificato medico. Le immagini di videosorveglianza hanno invece mostrato che ad avere la colluttazione con il detenuto non è stato lui ma l’altro collega che è riuscito a sfilargli l’estintore al detenuto, mentre l’agente che ha sparato addirittura non era presente. Lui stesso parlando al telefono con la fidanzata aveva detto che si era fatto solo un graffio sul braccio. Per questo la Procura gli contesta il reato di falso, anche riguardo alla sua annotazione di servizio nella quale dice di aver visto il caricatore della pistola del collega per terra e di aver sparato in direzione opposta a quella in cui si trovava il detenuto.









