di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 19 novembre 2021
I pensieri tradotti in versi dai reclusi nel carcere pratese della Dogaia, durante la pandemia, da qualche giorno sono apparsi su grandi manifesti sparsi per le vie del quartiere Maliseti Un progetto del collettivo artistico Metropopolare che ha coinvolto.
"Non penso di stare in prigione, credo piuttosto di esser in un'accademia di lingua italiana". È l'autoconvincimento di uno spagnolo detenuto nel carcere pratese della Dogaia. Oramai non fa altro che scrivere: il progetto del collettivo artistico Metropopolare gli ha dato un mezzo per guardare la propria esperienza con occhi diversi, di riscatto. Sessanta manifesti - tra affissioni e pensiline degli autobus - sono apparsi nei giorni scorsi nel quartiere di Maliseti, che costeggia il luogo in cui le persone sono private della libertà dopo essere state condannate.
I messaggi poetici sono stati realizzati dai detenuti della casa circondariale nel corso del laboratorio che la compagnia pratese porta avanti da 13 anni. "Questa pandemia - spiega Giulia Aiazzi, una delle operatrici del collettivo - ha cambiato tutto: molti detenuti con cui avevamo già lavorato sono usciti, altri avevano chiesto il trasferimento. Abbiamo trovato un gruppo nuovo, persone di ogni nazionalità tra i 20 e i 40 anni. Il lavoro fatto con la poesia è stato rivelatore". L'esperienza passa per l'elaborazione di testi propri e per il confronto diretto con poeti, come Franco Arminio, che nelle scorse settimane è andato in carcere a Prato per incontrare quanti hanno partecipato al progetto. Lo scopo del lavoro è di riflettere sulle reclusioni che ciascuno vive, creando un ponte tra chi risiede all'interno del carcere e la cittadinanza. Questa viene direttamente invitata a concentrarsi sulla condizione del carcere, non solo attraverso queste suggestioni poetiche, ma anche in formato audio: scannerizzando il QR code presente su ogni manifesto si può sentire la voce dei detenuti. "Invito tutti ad andare a Maliseti - suggerisce Aiazzi - ad ascoltare le voci, i rumori e i suoni di quell'ambiente particolare. Alcuni di loro scrivono della loro quotidianità, sia alle famiglie che per se stessi. Ciò che emerge con forza è la riflessione sulla mancanza di libertà: il testo poetico ha il potere di riconnettere loro a ciò di cui è fatta davvero e noi alle cose che contano".
Dopo il successo dei manifesti affissi lo scorso Natale con le frasi dei bambini raccolte durante il lockdown, continua dunque il dialogo con la città attraverso il lavoro del collettivo guidato da Livia Gionfrida, direttrice artistica del progetto e regista: "La nostra è una ricerca di nuovi linguaggi espressivi attraverso i quali comunicare con l'altro, con il pubblico, incontrarlo - spiega Gionfrida - per mettersi in discussione come comunità". L'iniziativa fa parte della rassegna "Anche i poeti hanno una loro legge", che in questi mesi prevede laboratori, spettacoli e incontri con alcuni dei più importanti poeti e poetesse italiane, con appuntamenti all'interno e fuori dal carcere. Concluderà questo percorso un incontro in musica all'interno della casa circondariale con il cantautore Giovanni Truppi. La rassegna proseguirà con lo spettacolo It's Just a Game al teatro Magnolfi sabato 27 novembre alle 21 e domenica 28 alle 17: in scena Robert da Ponte, attore ex detenuto che inviterà il pubblico ad una tragicomica riflessione sul tempo presente (Info e prenotazioni a









