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di Lidia Ravera

La Stampa, 25 agosto 2026

“Finalmente una buona notizia, hai sentito? Gianfranco Sedda, 83 anni, è evaso dai domiciliari. Si tratta di un quadro di punta della malavita del Brenta, quasi sicuramente belloccio e prestante, una carriera di rapinatore alle spalle, ma anche un facoltoso presente di spacciatore su vasta scala. Un tipo intraprendente. L’hanno arrestato mentre se ne stava andando in vacanza, all’aeroporto di Rimini, povero ragazzo, lo sai quante estati restano ancora da vivere a un ultra ottantenne? A occhio e croce meno di dieci!”.

La Grande Vecchia mi ronza attorno nervosetta. Sbuffando e tacendo come chi ha una gran voglia di parlare. “Fammela pure la domanda, tanto lo so che me la vuoi fare. Vuoi sapere perché considero questo anziano criminale portatore di una buona notizia? Eccoti servita: quando l’hanno beccato era appena evaso sì, ma da una RSA, cioè da uno di quei tristi ricoveri dove vengono radunati greggi di vecchietti-pecora in attesa della dipartita.

Dove sta la buona notizia? Ovviamente nell’età dell’evaso. Uno del 1943 che trova ancora l’energia, l’allegria e la forza di desiderare la libertà e lottare per ottenerla. Lo sai come la penso sulla carcerazione degli over seventy: è scandalosa. Se l’obbiettivo è rieducare il detenuto, è troppo tardi. Se hai svaligiato banche fin da ragazzo non è che a 83 anni scopri una passione per il giardinaggio. Ma tutti gli opinionisti concordano sul fatto che la detenzione, in Italia, è punitiva: celle minuscole e sovraffollate, caldo d’estate, gelo siderale d’inverno. Chi ha trasgredito le leggi viene ridotto un cencio anche se è giovane, figuriamoci!”.

La Grande Vecchia mi interrompe, dopo aver messo in scena tutto un campionario di faccine da dissenziente. “Lo vedi che ti sei fatta condizionare anche tu?”

“No, da cosa?”

“Dal pensar comune”.

“Ma non mi dire”.

“Invece te lo dico: hai introiettato la tua quota di ageismo. Parli con sufficienza di un uomo più vecchio di te. Trapela disprezzo verso un personaggio che non avrà mai la statura dell’eroe, perché “gli eroi son tutti giovani e belli”. Stai attenta, piccola vecchia, si fa in fretta a peggiorare. L’ageismo permea tutta la nostra cultura, gioca coi disvalori più esposti. Perché l’età dovrebbe essere un fattore che scatena il ridicolo? Un criminale di 83 anni che scappa ti fa ridere uno di 30 no?”.