sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Lara Loreti

La Repubblica, 18 ottobre 2024

Al cuoco siciliano il prestigioso riconoscimento: “Ho iniziato a organizzare i pranzi di Natale per i detenuti dopo che io stesso a 25 anni sono stato scarcerato. Con loro c’è un bellissimo scambio, un’esperienza che riempie il cuore”. “Passare il Natale in carcere con i detenuti ti dà una ricchezza immensa. Ognuno cucina ciò che vuole, ciò che lo fa sentire a casa, io do indicazioni e coordino. E così, per un giorno, i detenuti lavorano come in un vero ristorante. È un’esperienza che non ha prezzo”. Lo chef Filippo La Mantia è una di quelle persone che pensano col cuore, che prima di parlare agiscono, e che le cose belle le portano avanti per tutta una vita. Non è un tipo da mode del momento.

E così da 28 anni - ma se ci mettiamo il periodo in cui si muoveva in autonomia gli anni diventano 38 - ogni Natale va nelle carceri e cucina per i detenuti. Di più: li coinvolge nella preparazione del pasto. “Agli stranieri chiedo di cucinare i piatti che le nonne e le mamme facevano per loro da ragazzi”. Proprio per questo motivo il cuoco siciliano ha ricevuto l’ambito Premio Artusi 2024, per il suo grande impegno volto a mettere al centro la cucina come veicolo di pace, solidarietà e tolleranza, con particolare riferimento al mondo delle carceri italiane. La cerimonia di consegna è prevista sabato 19 ottobre alle 17 proprio in Casa Artusi.

“Tutto è iniziato quando sono stato scarcerato, nel 1986…”. Non tutti sanno che La Mantia da ragazzo, suo malgrado, rimase coinvolto in un episodio di cronaca: a 25 anni, da fotoreporter, si è ritrovato in galera per essere stato l’ultimo affittuario della casa da cui erano partiti i colpi che avevano ucciso Ninni Cassarà, stretto collaboratore di Giovanni Falcone. Un equivoco risolto proprio grazie al magistrato, che allora era nel pool antimafia. “Da allora ho cominciato a organizzare i pranzi di Natale nelle carceri italiane, prima da solo, contattando direttamente i direttori. Poi, negli anni, ho iniziato a collaborare con l’associazione Prison Fellowship che oggi mi segue e organizza il tutto”.

La Mantia visita il carcere prescelto due mesi prima, fa sistemare le cucine che spesso hanno pecche e mancanze, e poi, il giorno designato, porta con sé anche degli amici: “Lo scorso anno sono stato a Bologna, mi hanno accompagnato Giallini, Bennato, Ringo, Gianluigi Nuzzi, Sabrina Scampini, Angela Missoni: un gruppo di lavoro che ha fatto molto divertire i detenuti - racconta lo chef - Quest’anno invece il pranzo lo farò nel carcere dell’Ucciardone a Palermo. E vorrei coinvolgere Ficarra e Picone e anche un cantastorie, per fare un vero e proprio spettacolo. Sono delle idee, vedremo.

Non vado in mezzo ai detenuti a fare il professore, con loro ci parlo, li conosco uno a uno, anche gli ergastolani, e c’è un bellissimo scambio. Arrivo alle 6 della mattina, vado via alle 15.30. E tutte quelle ore con i detenuti delle cucine sono straordinarie. Alla fine, viene fuori una cosa molto sentimentale, loro sono felici, sia gli uomini sia le donne. E a me si riempie il cuore”. Incontri molto profondi che toccano anche gli ospiti di La Mantia: “Ad Angela Missoni è cambiata la vita dopo l’esperienza a Bologna. Un mese fa abbiamo fatto una presentazione a Roma al Regina Coeli con Beppe Fiorello, abbiamo creato squadra femminile di calcetto, ci siamo molto divertiti”.

L’oste e cuoco - come lui stesso si definisce, non amando essere chiamato chef - precisa che non vuole visibilità, “ma la motivazione del premio mi gratifica molto. Quando mi hanno chiamato per dirmelo - continua La Mantia - sono stato molto felice: mi è stato riconosciuto il lavoro enorme di questi anni. È una cosa che mi lascia un benessere interiore incredibile”. Alla cerimonia di consegna del premio saranno presenti anche Milena Garavini (sindaca di Forlimpopoli), Laila Tentoni (presidente di Casa Artusi), Sandro Gallo (referente associazione Prison Felloship dell’Emilia-Romagna), Lia Benvenuti (direttrice dell’agenzia formativa di Forlì - Cesena Technè), Roberto Morgantini (fondatore delle cucine popolari di Bologna), introduce e coordina Andrea Segrè (Comitato Scientifico Casa Artusi, Università di Bologna). L’evento si concluderà con caponata e cous cous (ricetta artusiana n 47) a cura di Casa Artusi e Filippo La Mantia.

“Grande cucina e grande cuore, come spesso accade, vanno di pari passo perché cucinare è un atto d’amore e di cura verso gli altri - dichiara il vicesindaco e assessore alla Cultura Enrico Monti che consegnerà il premio - Legare il concetto di solidarietà al cibo è un messaggio positivo e potente che fa da insegnamento per la nostra società”.

La Mantia ha dunque una storia personale e pubblica straordinaria che lo lega al cibo, alla cucina e alla solidarietà. Fotoreporter di mafia nella Palermo negli anni delle stragi, inizia a cucinare per i compagni di cella. Una volta uscito, questa diventerà la sua professione ma la “cucina nelle case circondariali” rimarrà un progetto che ha mantenuto vivo nel tempo. La Mantia ha poi dimostrato grande sensibilità sociale cucinando negli ospedali, per i più poveri durante il Covid, per iniziative contro lo spreco alimentare considerando la cucina come veicolo di pace e tolleranza. Ed è in attesa di partire per Gaza per aiutare le popolazioni coinvolte nel conflitto israelo-palestinese.