di Giampaolo Catanzariti
Il Riformista, 14 giugno 2025
Quest’anno sarà premiata Rita Bernardini, infaticabile paladina dei diritti dei detenuti. Il premio “Riccardo Polidoro”, istituito per la prima volta in occasione dell’Open day dello scorso anno, non può considerarsi un mero esercizio di memoria. Men che meno una ripetitiva ricorrenza. Benché il ricordo dell’uomo, del professionista, dell’appassionato e attento osservatore del mondo carcerario, quale è stato l’avv. Polidoro, meriti di essere celebrato, esso appartiene ai suoi cari, alla comunità dei penalisti, a chi lo ha conosciuto, a chi lo ha apprezzato, a chi gli ha voluto bene ed è stato generosamente ricambiato.
Di meriti o stellette conquistate sul campo da ricordare, Riccardo ne aveva conseguite davvero tante. Dalla pionieristica fondazione de “Il carcere possibile” in Napoli (2003), che aveva l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni indecenti del sistema carcerario, con una serie di iniziative di forte impatto sociale.
Fra tutte, “detenuto per un minuto” ovvero la collocazione, in occasione della giornata “per la legalità della pena”, in Piazza dei Martiri, di una cella, aperta alle visite della cittadinanza. Sino alla promozione, attraverso una puntuale mozione congressuale (Ancona, 2006), della costituzione di uno specifico Osservatorio carcere, in seno all’Unione delle Camere Penali Italiane, che supportasse la Giunta dei penalisti, attraverso una costante opera di monitoraggio e di denuncia delle ignobili condizioni di vita dei detenuti, nella difficile battaglia, soprattutto culturale, per l’affermazione di una pena, non solo carceraria, del tutto conforme al modello disegnato in Costituzione.
Istituito l’Osservatorio, Riccardo ne è diventato, dal 2015 sino alla sua prematura scomparsa (5.3.2024), il responsabile, vivace animatore di forti sollecitazioni verso gli avvocati e i cittadini, convinto, significativamente, che “prima di rieducare i detenuti, bisogna rieducare l’opinione pubblica”. Il suo impegno e la sua competenza lo hanno portato ad essere protagonista anche in sede politico-istituzionale, prima presiedendo il tavolo 16 (sul trattamento e sugli ostacoli normativi all’individualizzazione del trattamento rieducativo) degli Stati Generali dell’esecuzione penale (2015), poi quale componente della Commissione ministeriale per la riforma dell’ordinamento penitenziario presieduta dal prof. Giostra (2017).
In questa veste ho avuto il privilegio della sua conoscenza e amicizia sino a condividerne, nell’ultimo quinquennio, la guida dell’Osservatorio. E allora, il senso del riconoscimento “Riccardo Polidoro”, a chi si è distinto per sensibilità e iniziativa, sta tutto nelle parole del titolo dato, appunto, al premio: “In difesa della dignità e della speranza dei detenuti”. Un premio con cui intendiamo vivificare l’esperienza di Riccardo, la sua opera, i suoi scritti, le sue azioni che non possono considerarsi, per certo, “passati”. Trasmettere, così, quel patrimonio ideale e valoriale alle nuove generazioni di penalisti che si affacciano, con rinnovato entusiasmo, all’appuntamento riminese dell’Open day.
Come affermato dal padre italiano della non violenza, il filosofo Aldo Capitini, la compresenza “è qualche cosa di più della somma dei presenti; è sempre un’unità che cerca sé stessa, come un astro staccato da una galassia che intraprenda a ruotare in un’orbita… Su ogni assemblea passa il soffio della compresenza”. È proprio su ogni iniziativa, su ogni pensiero, su ogni documento dell’Osservatorio che si avverte il passaggio del “soffio” vitale di questa compresenza. Il senso del premio “Polidoro” è proprio questo. Alimentare l’impegno, la passione, l’azione di quanti avvertono il dovere civile di ribellarsi dinanzi alle drammatiche condizioni di vita nelle carceri italiane. Di occuparsi, e non solo preoccuparsi, del diffuso degrado.
Di dare pubblica voce, speranza e dignità a quella massa informe e ignorata di detenuti, privati, per una barbarica regola sociale, non solo della voce, ma anche della possibilità di comunicare il proprio disagio attraverso l’uso non violento del corpo, per come deciso dal cinico “decreto Sicurezza” da poco convertito in legge, che punisce, con una sanzione ostativa, ogni ipotesi di resistenza passiva, ogni rifiuto del cibo o medicine, unico strumento di protesta pacifica dinanzi ad un potere cieco e disumano. Sollecitare l’impegno civile di chi non intende accucciarsi tra le comode pieghe dell’indifferenza collettiva, dinanzi ad un sovraffollamento terrificante, all’infamante scia di suicidi e di morti nelle nostre prigioni.
Quest’anno sarà conferito a Rita Bernardini, infaticabile paladina dei diritti dei detenuti, storica radicale che ha dato voce e corpo, sacrificando il proprio con scioperi della fame per il dialogo e la non violenza, invocando, così, condizioni più umane nelle carceri. Sino a quando non diverrà patrimonio comune l’idea che la più efficace prevenzione al crimine passa attraverso un carcere “nuovo” e non certo attraverso la costruzione di nuove carceri, il premio “Riccardo Polidoro” avrà davvero un senso.











