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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 8 luglio 2026

Processo sulla Cascina Spiotta. Condannato a 6 anni solo Lauro Azzolini, pena di fatto già scontata. Cinquantuno anni dopo i fatti - e cinque anni dopo la riapertura dell’indagine - il processo di Alessandria per i fatti della Cascina Spiotta è finito con un sostanziale nulla di fatto: sei anni di condanna per Lauro Azzolini, non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Mario Moretti e Renato Curcio. La procura aveva chiesto ventuno anni per il primo e l’ergastolo per gli altri due.

“L’impianto accusatorio è uscito sconfessato”, ha commentato a caldo dell’avvocato Francesco Romeo, che ha difeso Moretti. Durante il dibattimento l’accusa aveva cercato di dimostrare il coinvolgimento dei capi storici delle Brigate Rosse nella sparatoria del 5 giugno 1975 in cui morirono Mara Cagol e il carabiniere Giovanni D’Alfonso, ma, in cinque ore di camera di consiglio, i due giudici togati e i sei popolari hanno raggiunto una decisione che nega alla radice l’ipotesi: il loro concorso non fu morale, dunque diretto, come proponevano i pm, ma anomalo. “Moretti non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di D’Alfonso. Noi pensiamo che c’erano le condizioni per un’assoluzione piena. Ma questo è comunque un passo verso la chiusura di quella stagione”, ha detto ancora Romeo.

Diverso il ruolo di Azzolini, che all’inizio del processo si era presentato in aula e aveva dichiarato che il secondo brigatista presente sul luogo della sparatoria e fuggito nelle campagne intorno ad Acqui Terme era lui, chiarendo definitivamente un mistero che per decenni aveva scatenato complottismi di ogni risma. I sei anni sentenziati ad Alessandria sono in continuazione con la prima sentenza sul sequestro e l’omicidio di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta in via Fani, quella del 24 gennaio del 1983 che inflisse 32 ergastoli e 316 anni di condanne nei confronti di 63 imputati, tra i quali anche Azzolini. Questo vuol dire che la pena comminata ieri è da considerarsi già scontata. “Sono qui nella mia Reggio Emilia che mi vide allora lì presente, giovane maglietta a strisce, ricordare i 5 compagni uccisi dal governo Dc-Msi Tambroni-Almirante in quel giorno di lotta partigiana non solo antifascista”, ha fatto sapere ieri mattina l’83enne Azzolini dalla cerimonia di commemorazione dell’eccidio del 7 luglio 1960.

Soddisfazione è stata espressa anche da Bruno D’Alfonso, figlio del carabiniere morto alla Cascina Spiotta. A lui spetterà anche una provvisionale da 10mila euro (la stessa cifra andrà alla madre e ad altri parenti) oltre al pagamento delle spese processuali da parte dell’unico condannato. “La giustizia è venuta fuori - ha detto ai cronisti -. Io cercavo una responsabilità e quindi una condanna conseguente alla responsabilità. È questo c’è stato. Mi aspettavo qualcosina di più, ma l’importante è che si sia arrivati a individuare le responsabilità”. Per Bruno Brigida, avvocato della famiglia D’Alfonso, “la sentenza, dopo cinquant’anni, era quella umanamente esigibile”. Se la procura, le cui richieste sono uscite fortemente ridimensionate dalla sentenza, presenterà o meno appello si saprà dopo l’uscita delle motivazioni.