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di Luca De Carolis


Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2019

 

Tanto divide i giallorossi, e molte sono le grane come mine sulla loro incerta strada, quelle che occupano la scena: dall'Ilva che si sta spegnendo alla Venezia sommersa, fino alla manovra che è un concerto dove ognuno suona per conto proprio. Ma il bottone rosso per aprire una ferita che potrebbe chiamarsi crisi sta appena un passo dilato, e si chiama giustizia, anzi prescrizione.

"E meno male che non ne parla quasi nessuno" ammette un big grillino. Ben sapendo che quella è la parola su cui potrebbe già incepparsi il motore del governo, la novità che pure è già norma, inserita nella legge Spazza-corrotti e pronta a entrare in vigore dal prossimo gennaio. Perché la riforma del Guardasigilli a 5Stelle Alfonso Bonafede, in base a cui la decorrenza dei termini verrà congelata dopo ogni sentenza di primo grado, è un trofeo troppo pesante da accettare per il Pd ed è eresia, l'opposto della loro identità per i renziani di Italia Viva.

Solo Leu pare tollerare la prescrizione in salsa Movimento. Invece la distanza tra il M5S e gli altri giallorossi con il passare dei giorni si allarga come una faglia, perfino in vista del nuovo vertice di maggioranza sulla giustizia fissato per martedì sera alle 21. Necessario, anche perché in commissione Giustizia alla Camera in settimana si discuterà del disegno di legge del forzista Enrico Costa che vuole fermare la nuova prescrizione, buttato lì come una tentazione. Appoggiarlo pare uno strappo troppo pericoloso anche per i malpancisti più evidenti, una porta spalancata alla crisi di governo.

Però chissà, i giallorossi vivono strani giorni, e a via Arenula non nascondono la preoccupazione. Così è ancora più urgente il vertice di dopodomani dopo il mezzo disastro di giovedì scorso a Palazzo Chigi. Quasi tre ore trascorse a parlare solo di quello, di prescrizione, ed è stata una Babele di lingue diverse.

"Vi avevo chiesto di mandarmi delle proposte e dal Pd mi sono arrivate solo nelle scorse ore, mentre da Italia Viva nulla" è sbottato Bonafede, che della riforma ha fatto il suo Piave: la prescrizione non si tocca, e basta. Anche perché, ha ricordato, "la norma varrà solo per i reati commessi da gennaio in poi e quindi la sua concreta applicazione si avrà solo tra 3-4 anni". Tradotto, nessuna emergenza alle porte. Ma il merito conta fino a un certo punto. Pesa soprattutto altro, ossia la necessità di limitarsi a vicenda tra gli alleati per forza. "Ministro, dovete concedere qualcosa" hanno in sostanza scandito i dem, guidati dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis.

Ovvero, il Pd deve uscire dal confronto con un risultato da esibire, per non apparire supino. E il cosa glielo hanno anche scritto: limiti massimi per la durata dei processi, a prescindere dalla prescrizione. Ma in viva voce a Bonafede hanno suggerito anche altro, per esempio di posticipare l'entrata in vigore della nuova prescrizione al varo dei decreti attuativi della riforma del processo penale e di quello civile.

"Di fatto sarebbe un rinvio di almeno un anno" ammette uno dei presenti al vertice, non affatto sorpreso dal muro del ministro. Quel Bonafede che giovedì ha ricordato: "La prescrizione l'ho varata nel precedente governo, con una legge già approvata in via definitiva". Come a dire che si litiga sul pregresso. Eppure dem e renziani vogliono un passo indietro.

"Noi abbiamo votato il taglio dei parlamentari, fate un sacrificio anche voi" ha sostenuto Maria Elena Boschi, l'icona del renzismo. "Però da Italia Viva continua a non arrivare nulla" ribattono in queste ore fonti di governo del M5S. Ovvero, Bonafede aspetta ancora idee, proposte. E invece piovono solo messaggi pubblici contro la prescrizione, come quello di ieri dalla capo- delegazione di governo, la ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova, da L'intervista su SkyTg24: "Bonafede e Di Maio sanno che quando si fa un governo di coalizione non c'è nessun provvedimento sul quale si può dire che non si discute, compresa la prescrizione".

E in mattinata sul Dubbio anche il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci aveva ripetuto: "Le posizioni sul tema sono ancora distanti, spero che il ministro sia più ragionevole". Vista l'aria, toccherà di nuovo al presidente del Consiglio, l'avvocato Giuseppe Conte, cercare di farsi mastice. "La prescrizione è legge, come si fa a toccarla?" ragionano dalle parti di Palazzo Chigi. Ma la mediazione "si troverà". Perché il contrario vorrebbe dire guai, seri.