di Roberta D'Angelo
Avvenire, 5 dicembre 2019
Il dialogo tra sordi di Pd e M5S sulla prescrizione sfocia nella farsa, ma le minacce del Pd di mollare tutto rischiano di trasformarsi in una bomba destinata a esplodere nelle mani dei due alleati. Se su Mes, autonomia regionale differenziata, ex Ilva, Autostrade e parti della manovra la coalizione continua a scricchiolare, sulla giustizia si arena totalmente e non sembra praticabile neppure la proposta avallata da Leu di inserire un emendamento nel Mille Proroghe per rinviare l'entrata in vigore delle nuove regole, previste dal primo gennaio. Di Maio, Bonafede e l'outsider Di Battista (ormai riferimento principe del ministro degli Esteri) non cedono di un millimetro. Così appare a dir poco velleitario l'ottimismo del premier Giuseppe Conte, certo che si troverà "una soluzione".
Anche perché per Di Maio non si discute che "la nostra riforma dall'1 gennaio diventa legge", mentre il Pd parla di "situazione grave", e insiste con la determinazione a presentare una sua proposta, che troverebbe il sostegno certo delle opposizioni. Ma che per il capo politico di M5s sarebbe un punto di non ritorno. Insomma, la coalizione giallorossa resta impantanata. "E assurdo che su una conquista di civiltà di questo tipo ci si possa interrogare sulla durata del governo", commenta il ministro Alfonso Bonafede.
"La mia proposta" di mediazione "l'ho già presentata a inizio ottobre: mi aspetto lealtà dal Pd", aggiunge. E però si tratta proprio della proposta respinta dal resto della coalizione. "Sin qui l'unico segno di lealtà l'abbiamo dato noi negando l'urgenza" sulla proposta di legge Costa, replica il vicesegretario dem Andrea Orlando.
"Le soluzioni avanzate non garantiscono certezza dei tempi del processo. Bonafede dica se delle nuove proposte intende farle lui altrimenti le faremo noi", avverte. Una schiarita in maggioranza arriva sulla legge elettorale: la strada scelta è quella di un sistema proporzionale con correzioni anti-frammentazione. Esce dalla trattativa il maggioritario, compreso il doppio turno nazionale caro al Pd.
Ancora da definire se i correttivi al proporzionale saranno ottenuti attraverso una soglia di sbarramento nazionale (si ipotizza il 4-5%) o attraverso circoscrizioni medio-piccole. Per il resto è alta tensione. Oggi il Consiglio dei ministri dovrà esaminare la riforma del processo civile. E potrebbe essere l'occasione per un ennesimo confronto.
Ma di fatto non ci sono incontri ufficiali di maggioranza in vista e Conte prova a placare i toni dello scontro sulla giustizia spiegando che le diverse esigenze possono trovare un compromesso perché i primi effetti del blocco della prescrizione si avranno in un arco di due anni".
L'incontro previsto è invece quello del Pd, che sul tema potrebbe presentare anche un emendamento alle proposte di Forza Italia messa a punto da Costa per stoppare la riforma. "Di Maio forse non ha capito la gravità della situazione - tuona il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci. Sulla prescrizione non faremo passi indietro.
Non si può accettare una norma anticostituzionale come il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Non si possono sottoporre i cittadini a processi infiniti. Consiglio al capo del M5s di smetterla con le provocazioni".
E il Movimento è sempre più diviso: ieri il senatore Nicola Morra ha riunito una trentina di parlamentari insoddisfatti della gestione Di Maio. Sullo scenario così precario continua a vigilare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che più volte ha chiesto di approvare la manovra nei tempi previsti e senza scossoni. Il capo dello Stato è attento anche al dibattito sull'Europa, mentre resta spettatore delle fibrillazioni interne ai partiti.









