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di Monica Guerzoni


Corriere della Sera, 8 febbraio 2020

 

Conte: "non chiedetemi se sono giustizialista o garantista". Insorgono dem e lv, lui si corregge. Giuseppe Conte cerca il rilancio, perché "il Paese vuole correre". Ma le lame che volano sul tema giustizia rischiano di segare le gambe ai "tavoli di lavoro per l'Agenda 2023", che partiranno lunedì a Palazzo Chigi. Sulla prescrizione la maggioranza resta spaccata nonostante il ministro Bonafede, per scongiurare la crisi, abbia ammorbidito la sua posizione e consentito un accordo.

Il piccolo partito di Renzi, Italia Viva, resta arroccato sul no al "lodo bis" di Conte e il caso sarà presto un delicato affare di numeri parlamentari. Ragion per cui premier e Guardasigilli, dopo aver vagliato trappole e rischi, stanno maturando l' idea di evitare un decreto ad hoc e di inserire la "nuova" prescrizione nel Milleproroghe, per farla passare a colpi di fiducia.

"Un decreto che recepisse il lodo Conte si schianterebbe in Parlamento", prevede l'azzurro Enrico Costa. Il punto è che Palazzo Chigi non intende toccare di una virgola l'impianto della mediazione faticosamente raggiunta. "Non possiamo darla sempre vinta a Renzi", ha concordato il premier con i capi delegazione di M5S, Pd e Leu. Nelle stanze del governo nessuno pensa che Renzi porterà lo strappo fino in fondo, votando con la Lega e con Forza Italia. "Uscirà dall' Aula", è la previsione.

Eppure la tensione è fortissima. Perché i renziani, sospettati di ogni possibile manovra di palazzo, minacciano anche di non dare il via libera alla riforma del processo penale, con cui il Guardasigilli conta di eliminare "ogni isola di impunità". Zingaretti è stufo e accusa l'ex premier di "picconare" il governo.

In questo clima tempestoso, Conte è scivolato sulla proverbiale buccia di banana. "Non chiedetemi se sono garantista o se sono giustizialista - ha scolpito su Twitter - Queste contrapposizioni manichee vanno bene per i titoli dei giornali". Italia Viva è insorta, dando a Conte del populista-giustizialista e ribadendo la distanza siderale tra i renziani e i seguaci, per dirla con Davide Faraone, del "nascente partito unico Pd-M5S".

Ma ora, per quanto determinati a sostenerlo, anche i dem lanciano al premier segnali di sofferenza. Orfini: "Chiedetegli solo se pensa di essere furbo, o che siamo fessi noi". Il capogruppo Marcucci: "Io sono fieramente garantista, a differenza del premier". E Nannicini, nel giorno in cui Zingaretti rilancia Conte come "leader progressista", tocca il nervo dolente del Pd: "Il garantismo è la risposta dei progressisti". Un assalto tale che in serata il premier prova a rassicurare gli alleati: "Non vorrei si fosse creato un malinteso. È chiaro che dobbiamo essere per tutte le garanzie costituzionali".

Purché il garantismo non venga "brandito come una clava", spiega Conte sottovoce. Ma intanto l' uscita infelice ha consentito ai renziani - che in questa battaglia hanno l' appoggio dell' Unione delle Camere penali - di puntellare il loro no, strizzando l'occhio a Forza Italia e a quella parte di Pd che mal sopporta un certo giustizialismo grillino. Per spazzare via i dubbi della sinistra e gli attacchi della destra, che giudica incostituzionale il decreto e si scaglia, con Mariastella Gelmini, contro "l'ergastolo processuale", Riccardo Fraccaro parla della contestatissima norma come "una conquista di civiltà".

E Bonafede chiarisce in cosa consista la seconda mediazione di Conte: "Sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio in caso di condanna". Se poi in appello c' è l' assoluzione, la persona che in primo grado era stata condannata "recupera i tempi di prescrizione".