di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2020
La mediazione al vertice dell'altra notte: il doppio binario per condannati e assolti che piace ai dem. Non solo Piercamillo Davigo, consigliere del Csm, ma anche l'ex Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha espresso dubbi di costituzionalità sul cosiddetto lodo Conte sulla prescrizione, che ha evitato giovedì sera, al fotofinish, la fumata nera per la maggioranza dopo un vertice tormentatissimo.
Il doppio binario della prescrizione per condannati e assolti ha soddisfatto il Pd e ha fatto masticare amaro i pentastellati. Grasso, di LeU, era l'unico a essere d'accordo con il ministro M5S Bonafede che con la sua legge ha introdotto il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado senza se e senza ma. Invece, con il lodo Conte il blocco definitivo sarebbe solo per i condannati di primo grado mentre per gli assolti ci sarebbe la prescrizione processuale: se non si conclude l'appello in 2 anni (02 e mezzo in certi casi) torna a correre la prescrizione, dopo un anno in Cassazione. È quindi la proposta Pd, al netto dei condannati.
"Per la nostra Costituzione siamo tutti non colpevoli fino al terzo grado di giudizio", aveva subito fatto notare Grasso. Poi, però, da ormai esponente politico, ha fatto i conti con la realtà e di fronte al muro di gomma di P d e Italia Viva si è "riservato" di vedere come sarà scritta la norma, perché la cosa più importante sono "le riforme sostanziali che riducono drasticamente il numero e la durata dei processi".
Riforme che il ministro Bonafede ha messo sul tavolo da mesi. Grasso aveva anche fatto un tentativo "disperato", visto i protagonisti del vertice. Se introduciamo il doppio binario per assolti e condannati, aveva suggerito, facciamo almeno partire il calcolo della prescrizione non da quando è stato commesso il reato (come avviene anche oggi) ma da quando viene scoperto. Neanche a dirlo, c'è stato un coro di no partito dalle poltrone occupate da Pd e Italia Viva. Ieri, di un possibile intervento della Corte costituzionale ne ha parlato Davigo: "Possono esserci dubbi sotto il profilo di precedenti pronunce della Consulta".
Il riferimento è alla bocciatura della Corte Costituzionale della legge Pecorella, governo Berlusconi: negava il diritto al pm di ricorrere in appello se un imputato veniva assolto. Ma Davigo comprende la scelta del lodo Conte: "Dal punto di vista politico è un compromesso facilmente spendibile perché se si usa l'argomento del 'fine pena mai' può avere senso per chi è stato assolto mentre non ha alcun senso per l'imputato condannato che sta impugnando. Di che si lamenta se è lui che chiede un altro giudizio?".
Il doppio binario piace all'Anm: "La distinzione tra condannati e assolti - dice il segretario Giuliano Caputo - ci vede concordi". Nella maggioranza, a gongolare più di Italia Viva è il Pd mentre M5S tace. Che il compromesso abbia pienamente soddisfatto i dem lo dimostra il fatto che martedì, in Commissione Giustizia, voterà con M5S contro il ddl Costa, che abolisce la legge Bonafede.
Il lodo Conte giovedì è arrivato a fine vertice dopo che era naufragata la prima proposta del premier: blocco della prescrizione per tutti in cambio di più stringenti sanzioni per i magistrati in caso di mancato rispetto di tempi prestabiliti per appello e Cassazione.
Ma Pd e Italia Viva volevano a tutti i costi la prescrizione processuale, altrimenti non avrebbero neppure discusso delle proposte di Bonafede per accelerare i processi. A quel punto Conte ha preso da parte il ministro della Giustizia e l'ha convinto che l'unica via d'uscita fosse la prescrizione processuale per gli assolti in primo grado in cambio di un'accelerata sulle modifiche al processo penale.
E, infatti, Bonafede all'uscita di Palazzo Chigi ha puntato tutto sulla riforma che - a suo avviso - non renderà più un problema la prescrizione perché velocizzerà i processi: dalle notifiche elettroniche solo ai difensori, ai processi d'appello con il giudice monocratico, come nei tribunali, per triplicare, è convinto il ministro, la produttività (nei primi 6 mesi del 2019 le prescrizioni in appello sono state del 25%) alla fine dell'obbligo, se lo chiede la difesa, di far ricominciare da zero un processo anche se cambia uno solo dei componenti del collegio giudicante. Le proposte saranno contenute nella legge delega ferma da mesi proprio per il nodo prescrizione e che dovrà andare al Parlamento.










