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di Vincenzo R. Spagnolo

 

Avvenire, 1 dicembre 2019

 

Al momento, "c'è un piccolo cortocircuito nel dibattito". Lo chiama così, il Guardasigilli Alfonso Bonafede, lo stallo politico in cui si dibatte la maggioranza rispetto all'imminente entrata in vigore della riforma dell'istituto della prescrizione, che fermerà il decorso dei termini dopo la sentenza del processo di primo grado. Una modifica voluta fortemente da M5S, ma che non vede concordi Pd, Italia Viva e Leu, che continuano a invocare correttivi affinché la durata dei processi penali non venga prolungata in eccesso.

Ma, nonostante gli ultimi vertici di maggioranza sulla giustizia abbiano registrato un impasse, il Movimento non intende retrocedere. Il Guardasigilli parla a Genova, durante il 43esimo congresso dell'Associazione nazionale magistrati, in corso da venerdì. "La riforma è un primo passo di civiltà", insiste, dicendosi certo che "si troverà una soluzione" con gli alleati di governo e assicurando che lavorerà a correttivi per ottenere "processi più brevi".

Ma il terreno resta accidentato se, da Milano, il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, suo predecessore in via Arenula, controbatte: "Bonafede dice "vi dovete fidare di me". Ma quali sono i deterrenti al processo lungo? La proposta che ci è stata fatta è che, nel caso in cui il 20% dei procedimenti vada oltre i 4 anni, ci sarà un atto disciplinare nei confronti del magistrato. Se si ferma la prescrizione al primo grado, bisogna avere certezze su quanto dura un processo".

Nel rapporto con la magistratura, invece, alcune asperità paiono appianate. Nel dialogo con l'Anm, il Guardasigilli favorisce un clima disteso con l'annuncio di voler accantonare una proposta che preoccupava le toghe: "Non voglio sbilanciarmi, ma molto probabilmente nel nuovo sistema elettorale del Csm non ci sarà alcun meccanismo di sorteggio", argomenta Bonafede. La nuova ipotesi è un "ballottaggio in collegi piccoli tra i magistrati con più voti" per mettere "fine alle degenerazioni del correntismo".

Il Guardasigilli ribadisce anche la contrarietà alla separazione delle carriere: "Non farei mai nessuna riforma punitiva", rassicura, ma senza dimenticare come l'inchiesta di Perugia su nomine e corruzione abbia portato a una "crisi senza precedenti", che impone di "ridare credibilità alla giustizia, lasciando al passato le degenerazioni correntizie". Una vicenda evocata un po' da tutti, a partire dal vicepresidente del Csm David Ermini, per il quale - dopo lo scandalo degli incontri per indirizzare nomine di alcune procure - "voltare pagina è un imperativo" e Palazzo dei Marescialli "deve restare "zona smilitarizzata", estranea all'influenza delle correnti e dei partiti", con nomine "per merito" e non "per lottizzazioni".

Ermini avanza dubbi sull'avvento della "nuova" prescrizione: "L'entrata in vigore senza provvedimenti che accorcino i tempi dei processi può creare squilibri". Mentre le toghe non paiono eccessivamente inquiete: "Non è vero che dal 1° gennaio ci sarà la catastrofe - considera il presidente dell'Anm Luca Poniz. Non è una bomba atomica, ma una norma non retroattiva e produrrà effetti che speriamo siano accompagnati da una riforma del processo".

Valutazioni che il ministro ascolta con attenzione: "Mi sembra che siamo tutti d'accordo, ma che si continua a tenere in stallo la situazione. Vogliamo lavorare per migliorare la velocità dei processi? - conclude Bonafede. Da due mesi aspetto contributi. E sono disposto a lavorarci ancora di più".