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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2020

 

Zingaretti: non può esserci il "fine processo mai". Domani vertice decisivo. È nell'arco delle prossime ore che si potrà capire se la maggioranza sarà in grado di ricompattarsi sul fronte giustizia o se si aprirà una partita dalle conseguenze imprevedibili.

Questa mattina, alle 11, scade il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge depositato da Enrico Costa, Forza Italia, con il quale si punta alla soppressione della riforma Bonafede della prescrizione, in vigore da una settimana, per tornare in larga parte alla versione Orlando. Non più blocco dei termini dopo il primo grado, ma allungamento della sospensione in caso di condanna, nel successivo grado di giudizio.

È molto probabile che dalle opposizioni verrà presentato un emendamento che riprodurrà i contenuti del disegno di legge depositato dal Pd, sia alla Camera sia al Senato, per un ritorno temperato alla Orlando, allungamento della sospensione non solo in caso di condanna, ma anche di assoluzione. Mossa certo significativa sul piano dei contenuti, ma soprattutto al limite della provocazione su quello politico, visto che metterebbe il Pd nella scomoda posizione di votare contro sé stesso oppure in sintonia con le opposizioni.

E domani pomeriggio è in agenda un vertice di maggioranza, con la presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per cercare di trovare la soluzione a un tema che si trascina da mesi, l'individuazione di soluzioni condivise per dare un po' più di sprint al processo penale e, soprattutto, per assicurarne l'effettività. I due "azionisti di riferimento" del Governo, 5 Stelle e Pd, si sono già confrontati più volte, anche alla presenza di Conte, peraltro, ma le posizioni restano distanti.

E ancora ieri sera il segretario Pd Nicola Zingaretti ha chiesto ai 5 Stelle disponibilità a un compromesso, nello spirito con il quale il Pd lo ha accettato sul taglio dei parlamentari, perché "in Italia non può esserci un "fine processo mai".

A un Bonafede che, da ministro della Giustizia e principale sostenitore della riforma, che non intende avallare soluzioni che di fatto condurrebbero all'estinzione del processo al posto del reato, con conseguenze pratiche però assai simili, si contrappone un Pd che considera insufficiente l'utilizzo della semplice leva disciplinare per assicurare la certezza della durata dei giudizi penali.

Come pure insufficiente è considerata l'ultima proposta di Bonafede con una corsia preferenziale per lo svolgimento dei processi di appello per chi è stato assolto in primo grado oppure un accesso privilegiato all'indennizzo da eccessiva durata. Una distinzione, sottolinea il Pd, tra condannati e assolti, sarebbe invece un buon punto di equilibrio, se come conseguenza avesse il blocco dei termini solo per i primi.