di Liana Milella
La Repubblica, 29 dicembre 2019
Sulla prescrizione Giuseppe Conte non convince gli alleati. Né il Pd, né Italia viva. Come ha sempre detto, il premier condivide la prescrizione "corta" del Guardasigilli Alfonso Bonafede (stop dopo la sentenza di primo grado), ma promette novità sul sistema del processo penale per accelerarne i tempi.
E un niet alla proposta presentata dal Pd che vuole azzerare la Bonafede (che entrerà in vigore dal primo gennaio e riguarderà solo i reati commessi da quel giorno in avanti) per ripristinare la prescrizione dell'ex ministro della Giustizia Dem Andrea Orlando (sospensione della prescrizione per 42 mesi tra appello e Cassazione). È un ginepraio da cui non si esce, mentre Bonafede insiste nel suo silenzio e non reagisce alla proposta del Pd.
Gli basta la piena copertura di Conte che giocherà un ruolo il 7 gennaio quando si terrà il prossimo vertice sulla giustizia. In cui Bonafede dovrà presentare un pacchetto per accelerare i processi. L'unica strada per salvare non solo la sua legge, ma pure la sua poltrona. Perché è chiaro che sono pronti alla sfida non solo i forzisti di Enrico Costa, ma anche il Pd e i renziani di Italia viva. Dice Costa: "L'avvocato del popolo, difendendo la Bonafede, assesta un sonoro ceffone al Pd e alla sua proposta tardiva".
Poi suggerisce a Conte e al Pd "di accettare che sia al Parlamento a esprimersi, invece di legare le mani ai tanti garantisti che considerano uno scempio la riforma Bonafede". Infine una minaccia neppure velata: "Prima e poi arriverà un voto segreto...ci sono temi sui quali i parlamentari devono potersi esprimere liberi dai vincoli di maggioranza".
Costa parla della sua proposta di legge per cancellare la Bonafede che 1'8 gennaio arriva agli emendamenti in commissione Giustizia. Il renziano Ettore Rosato ha subito detto ieri che se la Bonafede non cambia "noi voteremo quella di Costa". E su Conte aggiunge: "Abbiamo posto il tema del superamento della legge sulla prescrizione voluta da Lega e M5S da subito. Confidiamo in un accordo. Altrimenti in aula saremo coerenti con quanto abbiamo sempre detto".
E va ricordato che Italia viva per tre volte ha già votato in difformità con il governo. Nella maggioranza la crisi della giustizia cresce. Tant'è che il responsabile Giustizia Dem Walter Verini su Conte dice: "Ha ammesso che la norma sulla prescrizione così com'è non offre garanzie ai cittadini. Ha riproposto il tema della durata dei processi.
Ma a queste parole non corrisponde niente di concreto. La prescrizione è sbagliata e va cambiata, tre forze su quattro della coalizione insistono su questo, e ce ne sarà una ragione". Poi un nuovo appello a Bonafede: "Il primo che deve uscire dalla rigidità e dare ascolto al Pd e alle altre forze della coalizione dev'essere lui. Altrimenti sarà il dibattito parlamentare a decidere". Anche qui, come per i renziani, si profila una netta spaccatura in aula della maggioranza.










