di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 7 dicembre 2019
La proposta dem: maxi blocco di 3 anni in appello per condanna. Ora è corsa contro il tempo per trovare una soluzione condivisa, da 5 Stelle e dem, non solo sul tema della prescrizione. Perché, come conferma il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, Alfredo Bazoli, "tutto si tiene". Dalla durata dei processi alle intercettazioni: "È impossibile - puntualizza Bazoli - che il Pd possa votare uno nuovo slittamento della riforma Orlando delle intercettazioni, se non sarà stato raggiunto un accordo su misure per dare effettività alla lunghezza dei giudizi penali". Il Pd ha arricchito il quadro delle proposte messe sul tavolo di una possibile intesa, aggiungendo alla ormai nota prescrizione processuale, indirizzata a fare decadere l'azione penale in caso di mancato rispetto dei predeterminati termini di fase, con una particolare attenzione all'appello, una revisione della riforma Orlando che, in caso di condanna, sospendeva per 1 anno e 6 mesi i termini di prescrizione nella fase successiva. Ora la rimodulazione in vista prevedrebbe un blocco dei termini di 3 anni in appello, sempre in caso di condanna in primo grado e di 2 in Cassazione, in caso di condanna in secondo grado. Una maxi sospensione di 5 anni che dovrebbe, nelle intenzioni, permettere ampiamente di condurre in fondo il procedimento.
E che colpirebbe soprattutto chi ha già ricevuto un primo verdetto di colpevolezza. Sul piano politico il colloquio telefonico tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il vicesegretario Pd Andrea Orlando è servita a rasserenare il clima e a riaprire un canale di comunicazione che sembrava ormai interrotto.
Orlando ieri è tornato ad affermare che "andare a cercare le diverse anime del M5S, che pure ci sono, mi sembra una strada sbagliata. Non si farebbe molta strada andando a cercare un sponda o cercando di dividere il M5S, non abbiamo nessun interesse a produrre divisioni ma ci interessa avere una posizione comune con tutto il Movimento".
E, nel merito, Orlando mette in evidenza come "la questione che noi poniamo è che se si decide di lasciare l'interruzione della prescrizione al primo grado di giudizio, ci sia anche una modifica del processo che garantisca che il processo abbia tempi certi. Questo è il punto fondamentale. Sono convinto del fatto che ora si tratta di lavorare e cercare un punto d'intesa che mi pare sia possibile. Mi sembra fisiologico che su questo tema l'interlocutore sia Bonafede poi alla fine una chiusura dovrà essere fatta dal Presidente del Consiglio".
Posizione un po' diversa da quella ribadita ancora ieri dall'Anni che, con dichiarazioni del presidente Luca Poniz, è tornata a ribadire da una parte che la scelta più opportuna sarebbe un congelamento assoluto dopo la condanna in primo grado, avvicinandosi a quanto stabilito dalla riforma Bonafede che prevede però lo stop anche in caso di assoluzione, e dall'altra che gli allarmi su quanto potrebbe avvenire dal 1° gennaio sono assolutamente esagerati: "Non soltanto non è corretto, ma è proprio una fiaba.
È una norma che è stata scritta, pensata e votata da un bel po' di avvocati. È strano che oggi coloro che hanno innescato questa bomba sostengano che è innescata. La hanno innescata loro...Non c'è nessuna bomba atomica. Il 1° gennaio non succede niente. E quindi c'è tutto il tempo di fare tutto quello che abbiamo noi stessi chiesto".
Nei fatti, però, il tempo stringe. Perché il Pd non pare disposto a un semplice accordo politico sulla falsariga di quello siglato sul punto dalla Lega un anno fa con quel Movimento 5 Stelle allora partner di Governo. I punti di accordo, se ci saranno e su questo la mediazione del premier Giuseppe Conte appare di giorno in giorno sempre più necessaria, andranno cristallizzati in un articolato che dovrebbe confluire in quel disegno di legge delega sul processo e la riforma del Csm, che da tempo il ministero della Giustizia ha messo a punto e al quale i continui contrasti sulla prescrizione hanno sinora impedito di approdare in consiglio dei ministri.
Nella consapevolezza poi che alla partita della prescrizione dei tempi del processo è ormai intrecciata anche quella sulle intercettazioni, dove la riforma Orlando è stata congelata sino alla fine dell'anno. In assenza però di un nuovo rinvio e nell'evidente mancanza ormai di tempi tecnici per il varo di un provvedimento che ne riveda i contenuti, le misure volute nel 2017 dall'allora ministro della Giustizia Orlando per trovare un punto di equilibrio tra tutela della privacy e ragioni investigative è destinata a entrare in vigore.
Uno scenario a quel punto che vedrebbe esposte plasticamente le divisioni della maggioranza, con il blocco della prescrizione, in quota 5 Stelle, operativa, sia pure con effetti di là negli anni, e la nuova disciplina delle intercettazioni in vigore nella versione votata nel 2017 dal Pd. Conclusione che nessuno nella maggioranza, a parole, si augura, ma assai possibile nell'orizzonte degli eventi.









