di Marco Conti
Il Messaggero, 29 dicembre 2019
La mediazione di Palazzo Chigi: applicare lo stop solo per i condannati in primo grado e non per gli assolti. "La prescrizione sospesa alla sentenza di primo grado non è un obbrobrio giuridico", "ma rischieremmo di andare in difficoltà sul piano della garanzia ai diritti dei cittadini senza meccanismi di garanzia per la durata ragionevole del processo".
La speranza del Pd di scalfire l'irremovibile ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si aggrappa alla seconda parte del ragionamento fatto da Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno. Subito dopo la Befana, la delegazione dei partiti di maggioranza si incontreranno per riprendere il tema e Walter Verini, responsabile giustizia del Pd, arriverà all'incontro con la proposta presentata ieri l'altro dai Dem sulla quale il ministro Guardasigilli non ha ancora espresso verbo.
La mediazione parte quindi in salita con i 5S aggrappati alla narrazione del "fine processo mai" e consapevoli che poiché gli effetti della riforma a suo tempo votata con la Lega si vedranno nei prossimi anni, c'è tempo sia per intervenire sia per sventolare una bandiera particolarmente cara agli elettori M5S. Così come ci vorrà tempo che venga sollevato un quesito di costituzionalità presso la Consulta che, secondo i bene informati, potrebbe cancellare "l'obbrobrio".
Ma di tempo ce ne è invece poco per evitare che la maggioranza voti in ordine sparso sul testo ora in Commissione, del deputato azzurro Enrico Costa. A metà del prossimo mese sarà in aula e Ettore Rosato, esponente di Italia Viva, ribadisce l'intenzione dei renziani di votare l'azzeramento della riforma Bonafede "se non ci saranno novità rilevanti".
Il presidente del Consiglio Conte ha da tempo in mano il delicato dossier e ieri ha fatto capire in che direzione potrebbe muoversi per cercare di tenere unita la maggioranza. L'idea sarebbe quella di agganciare alla riforma del processo penale una norma che distingua tra gli assolti e i condannati in primo grado.
Ai primi non si applicherebbe la riforma votata dal governo gialloverde con lo "spazza-corrotti", mentre ai condannati in primo grado verrebbe cancellata ogni forma di prescrizione come prevede il testo-Bonafede. Il tutto dovrebbe andare in aula nei tempi che verranno stabiliti dal cronoprogramma che la maggioranza dovrebbe mettere a breve nero su bianco.
Una soluzione che potrebbe accontentare il Pd, che da tempo chiede ai 5S e a Conte di tenere in considerazione la contrarietà alla riforma Bonafede "di tre partiti su quattro della maggioranza". Sulla possibile distinzione tra condannati e assolti in primo grado i dubbi di costituzionalità restano, visto che la Carta considera gli imputati innocenti sino al terzo grado di giudizio e quindi non solo non dovrebbe bastare la conferenza stampa di un pm per condannare, ma servirebbe una sentenza della Cassazione passata in giudicato.
L'attenzione con la quale ieri l'avvocato e premier Conte si è espresso sui tempi "troppo lunghi" dei processi tributari, con tanto di proposta di ridurre a due i gradi di giudizio, ha però fatto scattare l'allarme tra i renziani. Anche perché nel frattempo le pene per i presunti evasori sono state fortemente inasprite.
È anche per questo che Italia Viva continua a tenere alta l'asticella e, in caso di mancato accordo, è pronta a presentare un emendamento al testo-Costa che di fatto riprenderebbe la proposta formulata solo qualche giorno fa dal Pd in modo da mettere in difficoltà i Dem. A rendere ancor più complicata la tenuta della maggioranza anche i voti segreti che generalmente fioccano quando il Parlamento è chiamato ad operare su materie che attendono i diritti civili.










