di Alberto Custodero
La Repubblica, 16 febbraio 2020
Sulla prescrizione si sta giocando uno scontro politico che ha generato, come ha detto il coordinatore di Italia viva Ettore Rosato, una "crisetta" di governo. La crisi non la vuole nessuno, ma i partiti che reggono il Conte bis sono al momento spaccati: da una parte Pd-M5S-Leu, dall'altra Italia viva. Fra questi due schieramenti è in corso da tempo un braccio di ferro con un reciprroco scambio di accuse su questo delicato tema della giustizia far cadere il governo.
Da una parte un fronte compatto composto da Pd, M5S e Leu, che hanno raggiunto un accordo proposto dal presidente del Consiglio. Con questa proposta del premier il testo è rimasto identico a quello deciso dieci giorni fa nell'ultimo vertice sulla giustizia e battezzato da Bonafede come 'lodo Conte-bis'. Nel senso che, rispetto alla sua prescrizione "corta" originaria - si ferma dopo il primo grado per tutti i processi - si passa a una distinta per assolti e condannati. Per i primi la prescrizione continua a correre.
Ma, su richiesta di Bonafede e dopo un paio di riunioni con Pd e Leu, ci potrà essere una sua sospensione per 18 mesi solo qualora la prescrizione rischi di scadere, in modo da celebrare il processo d'appello, se il pm ovviamente impugna. Per i condannati invece la prescrizione si ferma. Il processo deve essere celebrato in tempi rapidi. Se l'imputato viene condannato di nuovo si ferma definitivamente, altrimenti se viene assolto potrà recuperare con un bonus un tempo pari alla prescrizione perduta. Inoltre anche nell'ultimo grado di giudizio la prescrizione può essere sospesa per gli assolti per sei mesi se rischia di scadere nel giro di un anno.
Italia viva ha votato con il centrodestra al Senato, in commissione Giustizia, dove erano stati dichiarati ammissibili gli emendamenti di Fi Monaco-Caliendo contro la prescrizione di Bonafede e proposti nel decreto legge sulle intercettazioni. Non sono passati perché il voto è finito in parità, 12 a 12. Ma si tratta solo della prima minaccia concreta del potere di veto che Italia viva ha al Senato dove i numeri della maggioranza sono risicati, e che potrebbe costringere la maggioranza a mettere la fiducia anche sulle intercettazioni entro la fine di febbraio quando il decreto scade, nonché su tutti i provvedimenti nei quali il forzista Enrico Costa minaccia adesso di inserire ogni volta emendamenti sulla prescrizione.
La minaccia del 24 febbraio - È il giorno in cui il disegno di legge Costa, che cancella la legge Bonafede originaria, andrà in Aula alla Camera. Proprio in quel ddl la maggioranza vorrebbe inserire l'emendamento sul 'lodo Conte bis' per modificare subito la legge Bonafede. Iv ha già annunciato che voterà invece per la sua cancellazione come propone Costa. I renziani insistono sul lodo Annibali articolato in due punti, il primo il rinvio di un anno della riforma Bonafede sulla prescrizione. Il secondo il ritorno in vita della legge Orlando. Ma le commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno detto no. La posizione di Iv al momento è attestata su fatto di un rinvio della riforma Bonafede.
Al Senato si gioca il vero scontro politico sulla tenuta del governo - Al Senato si verifica una situazione anomala di equilibri politici. Pd-M5S-Leu, nelle commissioni competenti in materia di giustizia, possono contare su una loro maggioranza. In Aula, invece, la maggioranza il governo la ottiene con i voti di Iv: tale assetto conferisce di fatto a Renzi una sorta di 'diritto di veto' finale sui provvedimenti da votare. Questo 'potere politico' che esercita sulle decisioni del governo è il motivo per cui Conte, Franceschini e il Pd in generale stanno tentando di sfilare alcuni senatori a Iv.
Il retroscena: la lotta di potere dietro lo scontro sulla prescrizione - Dietro lo scontro sulla prescrizione si sta consumando una battaglia politica fra Renzi e Conte in cui uno tenta di sostituire l'altro. Conte sta cercando di rendere Iv irrilevante (al Senato) ai fini della tenuta del governo. Mentre Renzi non ha nascosto critiche alla gestione del premier ventilando anche la possibilità di una sua sostituzione. Nel frattempo il Consiglio dei ministri ha votato l'altra sera la riforma del processo penale attesa da anni che accorcia sensibilmente la lunghezza dei processi. All'interno di questa riforma penale è stato inserito il 'lodo Conte bis', fatto questo che ha 'rasserenato' un po' Renzi in quanto il tutto avrà un iter di legge parlamentare con tutte le possibilità che ciò comporta.









