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di Liana Milella

La Repubblica, 6 luglio 2023

Netto il no dei magistrati a una nuova modifica, la terza in cinque anni. Il Pd dovrà fare i conti con la riforma dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando. “En attendant” Nordio. Si può intitolare così la pièce che da due settimane va in onda alla commissione Giustizia della Camera sulla prescrizione. Con l’incubo che vada a finire come con l’abuso d’ufficio. Dove il Guardasigilli Carlo Nordio ha lasciato “giocare” i deputati, per poi bloccarli con un altolà prima dell’ultimo goal. Della serie: il ministro sono io, e le leggi le faccio io. E non voi. E così, dopo aver perso due mesi a sentire il mondo sull’abuso d’ufficio, la commissione Giustizia si è vista sfilare tutta la pratica che adesso passa al Senato assieme al ddl Nordio. Che cancella l’abuso dal codice penale. La “norma” Nordio, appunto.

Lo stesso scenario si profila adesso sulla prescrizione. Due settimane di audizioni, giuristi di fama, i procuratori più noti d’Italia, il presidente dell’Anm Santalucia, il vice procuratore europeo Ceccarelli, pareri a raffica tutti contrari all’ipotesi di cambiare di nuovo le regole sulla prescrizione, tornando alla legge Orlando del 2017, e forse mantenendo pure la legge Cartabia del 2021 sull’improcedibilità.

Un boccone gustosissimo per gli addetti ai lavori che ormai si parlano dalla tribuna dei giornali e delle riviste giuridiche. La prescrizione è un tema che appassiona da sempre. Non c’è giurista che non si misuri sulla formula più adatta. E in queste ore il problema è se, nell’ordine, si può cambiare di nuovo la legge dopo averla già cambiata due anni fa, se possono stare insieme la prescrizione di Orlando e l’improcedibilità di Cartabia, oppure se bisogna scegliere privilegiando la sola legge Orlando, che, per chi non lo ricordi, stabilisce una sospensione di 18 mesi in Appello e 18 in Cassazione per chi in primo grado ha perso il processo.

Può questa prescrizione stare assieme all’improcedibilità di Cartabia, che invece impone tempi rigidi in Appello e fa cadere i processi se non vengono rispettati i tempi consentiti (due anni)? I giuristi dicono di no, come Nello Rossi, direttore di Questione giustizia, la rivista di Magistratura democratica, che bacchetta chi, come Enrico Costa di Azione e Ciro Maschio di Fratelli d’Italia ipotizzano la soluzione del doppio binario. Per Rossi si tratta quasi di una bestemmia. Giuridica ovviamente. E lo dice al ‘giornale degli avvocati’, il Dubbio.

E dopo quella della settimana scorsa, le nuove audizioni confermano uno scenario già noto. Ecco il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia dire che non si possono tenere assieme la prescrizione di Orlando e l’improcedibilità. E poi il procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato pronto a ricordare alla politica come siano ben “altre le priorità” e tra queste sicuramente non c’è la prescrizione. Dal Lussemburgo una bacchettata anche da Danilo Ceccarelli, il vice procuratore di Eppo, che boccia le nuove proposte definendole “contrarie al diritto dell’Unione Europea”, nell’ottica di una prescrizione che “dev’essere uno strumento eccezionale, visto che si tratta di un grandissimo spreco di risorse e una sconfitta dello Stato”.

Pareri contrari che di certo non fanno demordere i tre partiti autori della proposta di ritorno alla legge Orlando. Tant’è che Costa non manca di punzecchiare tutti gli interlocutori che contrastano la sua idea. L’intenzione è quella di andare avanti, la prossima settimana scrivere un testo base, e continuare a discuterne. Di certo la prescrizione non andrà in aula entro il mese di luglio. Se ne riparla a settembre. Ma qui la grande incognita è l’eventuale intervento di Nordio il quale ha già detto che, tra le sue molteplici intenzioni, c’è anche quella di mettere mano alla prescrizione.

E allora il pronostico è che andrà a finire proprio come per l’abuso d’ufficio, lunghe discussioni alla Camera, e poi il disegno di legge di Nordio. Che ha già annunciato, dopo il mini ddl sull’abuso d’ufficio e sul bavaglio alla stampa che non potrà più scrivere sulle intercettazioni riportandone il contenuto, che interverrà sui reati della pubblica amministrazione.

Un passo obbligato il suo, visto che ha stretto un patto con la presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno, in cambio del suo via libera a cancellare l’abuso d’ufficio, la quale avrà in mano proprio il suo disegno di legge. Se Nordio non dovesse rispettare gli impegni presi, la Bongiorno avrebbe mano facile a rallentare il cammino del primo disegno di legge Nordio sulla giustizia. Peraltro arrivato dopo ben sette mesi di governo, e attualmente ancora in cammino verso palazzo Madama per via della mancata copertura di spesa per l’assunzione di 250 nuovi giudici.

Ma cosa ci dobbiamo aspettare sulla prescrizione? Di certo la profonda arrabbiatura dei grillini. Che ancora ieri hanno dichiarato - tutti i deputati della commissione Giustizia a partire dall’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho - che l’obiettivo dei ddl sulla prescrizione è “solo quello di far naufragare i processi”.

Il M5S fa quadrato sulla legge Bonafede che bloccava la prescrizione dopo il processo di primo grado. Legge a cui Cartabia, pur mantenendola, ha cambiato natura, agganciando una prescrizione “processuale” per contenere la durata del processo. In questo garbuglio i più appassionati sono i giuristi.che ancora una volta, negli ultimi cinquant’anni, possono discutere del tema più appetitoso, quello della prescrizione. Se fosse ancora vivo Berlusconi, la sua soluzione sarebbe alle viste: accorciare il tempo di caduta del reato in modo da far morire il prima possibile i processi. Cioè una nuova legge Cirielli dopo quella, tuttora in vigore, del 2005.