di Giulia Merlo
Il Dubbio, 7 febbraio 2020
Persino l'Anm lacerata dalla norma che fa vacillare il governo. Davigo sposta gli equilibri dell'Associazione magistrati Vertice di maggioranza, Bonafede e Renzi ancora lontani. Mentre la maggioranza va ancora una volta alla ricerca di un compromesso sulla prescrizione con l'ennesimo vertice, la riforma apre una frattura anche nell'Anm.
Suscita perplessità, sia tra i moderati di Magistratura indipendente che nella "sinistra" di Magistratura democratica, la linea scelta al congresso di Genova, che ha promosso la norma Bonafede pur in assenza della riforma penale. La corrente di Area, oggi al "governo" dell'Associazione, sarebbe stata condizionata, secondo gli avversari, dalle tesi di Davigo, con il quale è ora "alleata".
Una, nessuna, centomila. Tante quante sono le soluzioni sul tavolo del governo per uscire dal labirinto della prescrizione. Ieri in serata si è svolto l'ennesimo vertice a palazzo Chigi convocato dallo stesso Conte, in coda al Consiglio dei Ministri delle 19 (e concluso dopo la chiusura di questa edizione del giornale): dovrebbe essere quello chiarificatore, capace di riordinare l'agenda del governo sul nodo della giustizia, che minaccia di diventare un pericoloso casus belli per la tenuta dell'Esecutivo, come profetizzato da Matteo Renzi alla convention di Italia Viva.
Ad oggi, le posizioni intorno al tavolo sono ancora distanti. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, su cui ha pesato il pressing del premier Giuseppe Conte, dovrebbe presentarsi con una nuova proposta di mediazione. Nei giorni scorsi si era parlato di uno stop alla prescrizione dopo il processo di appello (e non dopo il primo grado, come prevede l'attuale legge) ma i grillini con il ministro in testa avrebbero detto no, perché "la maggior parte dei reati si prescrive nella fase delle indagini preliminari e poi proprio in appello, mentre quasi nulla si prescrive in Cassazione".
Nella serata di ieri, invece, avrebbe ripreso quota in ambienti 5 Stelle il cosiddetto Lodo Conte bis, l'interruzione definitiva della prescrizione solo nei casi di doppia condanna: se con la sentenza di condanna in primo grado il tempo si ferma, questo viene restituito in caso di sentenza di assoluzione in appello: in tal caso, non solo il tempo riprende a decorrere, ma si conta anche quello trascorso tra la sentenza di primo grado di condanna e la sentenza di secondo grado di assoluzione. I renziani avrebbero chiesto di aggiungere sul piatto anche il rinvio di sei mesi alla legge Bonafede, in modo da approntare la modifica. Per farlo, è già pronto e depositato l'emendamento Annibali al Mille Proroghe che prevede lo slittamento della legge Bonafede al 2021, ma il no del Movimento 5 Stelle al rinvio sarebbe tassativo. "La prescrizione breve è legge dal primo gennaio e tale resterà. Nessun rinvio, nemmeno di sei mesi".
La mediazione sul lodo Conte bis, dunque, sarebbe sul tavolo e tre quarti della maggioranza sarebbe pronta a sottoscriverla. Unica incognita rimane Italia Viva, che non ha ancora dato segnali di muoversi dalla posizione di intransigenza sul rinvio della riforma Bonafede. Alla base del niet renziano, tuttavia, ci sarebbero soprattutto attriti complessivi nella gestione del governo: Iv continua a non sentirsi considerata a sufficienza nella maggioranza (ieri mattina sono state fatte le Commissioni e i renziani erano assenti) e punta a mostrare i muscoli se le proprie condizioni venissero di nuovo disattese del tutto. Dal Pd, nessuno si sbilancia. La proposta di Leu convince, ma "ora aspettiamo Italia Viva. Francamente, sarebbe difficile non accettarla. Si assumerebbero una grande responsabilità...".
Altro interrogativo - se la maggioranza trovasse la quadra intorno allo stop della prescrizione nel grado d'appello - riguarda il percorso parlamentare della nuova norma: la collocazione più logica sarebbe nel pacchetto di riforma del processo penale, che Bonafede ha annunciato sarà pronto "in 10 giorni". In questo modo, però, la modifica della prescrizione entrerebbe in vigore in tempi medio - lunghi, perché si tratta di una legge delega che quindi poi necessiterebbe dei decreti attuativi. Difficile, dunque, che i renziani accettino questa soluzione, ma altrettanto complesso è anche prevedere un decreto ad hoc da incardinare in Parlamento.
Eppure, al netto della tela filata da Conte, la situazione politica rimane tesa. E' di 48 ore fa la smentita di via Arenula e Palazzo Chigi sulla minaccia di dimissioni di Bonafede e sul dibattito pesa la mancanza di leadership tra i 5 Stelle. Ieri gli input sono arrivati da due pulpiti diversi: il primo, a sorpresa, quello della consigliera regionale del Lazio e a capo dei grillini romani, Roberta Lombardi. In una lettera aperta a Nicola Zingaretti lo ha invitato a "trovare una convergenza che porti a due risultati fondamentali per la credibilità politica ed etica di noi tutti", ovvero l'abolizione della prescrizione e la revoca delle concessioni autostradali. Il sottinteso: pagate questo dazio per cementare l'alleanza strutturale. Di altro avviso, invece, il vero reggente del partito di Grillo: Vito Crimi, infatti, ha evitato di parlare della prescrizione sostenendo che il tema all'ordine del giorno è velocizzare i processi penali e, alla domanda sui contrasti nella maggioranza, ha risposto in modo secco: "Renzi (che si oppone allo stop alla prescrizione ndr) se ne farà una ragione". Non proprio parole che aprono al dialogo.
Nella guerra di posizione tutta interna alla maggioranza continua a insinuarsi il forzista Enrico Costa, che gongola. "Prescrizione per gli assolti, non per i condannati come vuole Orlando; ma prescrizione per i condannati che siano assolti in appello con recupero dei tempi persi, come vuole Leu; ma pure due anni di sospensione per gli assolti dopo il primo grado, copyright M5S. Oppure, sospensione senza limiti della prescrizione dopo il secondo grado, allungando a dismisura la sospensione temporanea dopo il primo grado, che di temporaneo avrebbe così solo il nome", insomma: "Un labirinto senza fine". Sottintesa la strizzata d'occhio ai renziani: meglio continuare a votare la legge Costa e fare un bel rewind allo stato dell'arte pre governo gialloverde.










