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di Alberto Gentili


Il Messaggero, 21 dicembre 2019

 

È durata lo spazio di una notte la fragile tregua raggiunta giovedì sera a palazzo Chigi. Il Guardasigilli grillino Alfonso Bonafede, con la sponda del premier Giuseppe Conte, è riuscito nel vertice di maggioranza a impedire lo stop alla sua riforma che da gennaio cancella la prescrizione dopo il primo grado di giudizio e ha incassato un rinvio fino al 2 marzo delle nuove norme sulle intercettazioni scritte dal vicesegretario dem, Andrea Orlando.

Ma ieri è scattata la rivolta degli alleati. Sconfessando indirettamente l'accordo raggiunto da Orlando che prevede un nuovo vertice il 7 gennaio per parlare della riforma penale che assicuri tempi certi e brevi alla durata dei procedimenti, il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci è andato alla carica: "Il ministro Bonafede si dovrebbe rendere conto che non ci fermiamo di fronte alla logica del fatto compiuto. Serve una riunione di maggioranza prima di gennaio. Non è possibile accettare che i processi abbiano tempi infiniti".

Duro anche Alfredo Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia della Camera: "Nei prossimi giorni il Pd depositerà una sua proposta di legge di modifica che consenta di salvaguardare la ragionevole durata del processo. Confidiamo ancora nella possibilità di una intesa di maggioranza e faremo il possibile per favorirla, a partire dal prossimo incontro del 7 gennaio. Ma senza segnali di apertura da parte dei 5Stelle ci sentiremo liberi di proseguire l'iter parlamentare".

Come dire: approveremo la nostra riforma del processo penale anche senza i voti dei grillini. Del resto è vasto il fronte, che include anche la Lega e Forza Italia, contrario allo stop della prescrizione senza tempi certi per i processi. Sulla stessa linea Italia Viva che già nel vertice di giovedì sera aveva tuonato contro l'accordo: "Abbiamo chiesto la stessa urgenza che si è avuta per le intercettazioni anche sulla prescrizione. Chi ha deciso di rimandare la discussione al 7 gennaio ha perso tempo prezioso per dare tempi certi a vittime e colpevoli", ha affermato Marco Di Maio, deputato renziano.

E ha spiegato: "Abbiamo chiesto l'altra sera di intervenire con il decreto "Mille Proroghe", ma ci è stato detto di no. Dunque, entro la fine dell'anno si depositi un testo sul tema ampio del processo penale, non si lasci entrare in vigore una legge così importante come l'eliminazione della prescrizione senza un atto di compensazione non tanto nei confronti di Italia Viva, ma chiediamo che si compensi lo squilibrio generato dalla prescrizione".

Si è fatta sentire anche Forza Italia con la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini: "Pd e Italia Viva hanno dormito per mesi ed ora, a 10 giorni dall'entrata in vigore dello stop alla prescrizione, si svegliano di soprassalto. Hanno ignorato la proposta di legge Costa e il pericolo della riforma Bonafede. Saranno corresponsabili di questo ergastolo processuale".

Ed Enrico Costa, estensore del disegno di legge che se approvato cancellerebbe la riforma di Bonafede ha aggiunto: "I nodi vengono al pettine ed il Pd perde la faccia sulla prescrizione. Volevano il rinvio dell'entrata in vigore per fare una riforma del processo, poi la prescrizione processuale, poi si sono piegati all'entrata in vigore accontentandosi di un disegno di legge, infine hanno annunciato una proposta di legge. Non si è visto niente. Niente di niente.

Ed in compenso hanno lavorato ad abbattere la diga che stiamo costruendo contro lo stop alla prescrizione, allungando artificiosamente i tempi di discussione della nostra proposta di legge, votando contro la dichiarazione di urgenza e contro il nostro ordine del giorno. Pensavano di tenere il piede in due scarpe, ma sono stati smascherati".