di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 dicembre 2019
La convinzione: gli avvocati troveranno il modo di arrivare alla Corte Costituzionale. Incontro decisivo in calendario il 7 gennaio. Il Pd ha sparato il suo colpo. Subito dopo, però, sorge la domanda: trattasi di proiettile vero o a salve? Davvero i dem sono disposti a immolare il governo per aggiustare la riforma della prescrizione su cui i grillini non hanno ascoltato (e non ascolteranno) le loro ragioni?
A sentire le voci della conferenza stampa, tutto si gioca dopo il 7 gennaio quando è in agenda un incontro tra il ministro Alfonso Bonafede e le delegazioni degli altri partiti di maggioranza. Quel giorno è già stabilito che si cominci a parlare di processo penale, di velocizzazione, di altre riforme collegate. Non di prescrizione.
E sarà quel giorno che si capirà se le strade sono ancora divergenti e quindi la pistola potrebbe servire per uccidere la maggioranza oppure se il clima sarà diventato mite, e allora la pistola tornerà nel cassetto. Dice ad esempio Walter Verini, il responsabile Giustizia dei dem: "Ci aspettiamo che il presidente Conte e il ministro Bonafede raggiungano la sintesi che non si è raggiunta finora. Questa proposta di legge non vorremmo utilizzarla.
Auspichiamo che il governo tenga conto delle esigenze manifestate da tre quarti della maggioranza, dall'avvocatura e dalla magistratura". Dicono altre voci da dentro il Pd: "Bonafede dovrà mettere mano sul serio alla riforma del processo penale. Perché l'unico punto su cui siamo tutti d'accordo è che il processo penale va velocizzato. E invece con la sua riforma, il risultato sarà l'opposto di quanto lui immagina. I processi rallenteranno vistosamente, perché gli uffici non avranno più il pungolo dei tempi di prescrizione".
Il ddl presentato ieri avrà sostanzialmente una funzione di stimolo per la negoziazione. Potrà funzionare come minaccia di creare maggioranze variabili in Parlamento in nome del garantismo, aggregando sinistra e destra, e isolando il M5S. Oppure potrà essere la foglia di fico che coprirà la retromarcia del Movimento, che vanterà di avere tenuto il punto ma sapendo che le cose finiranno in tutt'altro modo. La mossa, insomma, è stata studiata dal Pd per tenersi aperte diverse strade. Con un retro-pensiero a cui ha dato corpo il senatore Stefano Ceccanti: "Se la politica s'imballa, ci penserà la Corte costituzionale a sciogliere il nodo. È scontato che gli avvocati troveranno il modo di arrivare alla Consulta. Ed è pacifico che la sospensione della prescrizione così com'è, senza correttivi per velocizzare i processi, sarà cassata".
Un argomento, peraltro, che un anno fa i dem illustrarono nell'Aula del Senato quando presentarono la loro pregiudiziale di costituzionalità alla Spazza-corrotti. Nonostante un'opinione così tranchant, la trattativa dentro la maggioranza è andata avanti al piccolo trotto per settimane. Tutti sicuri che alla fine Bonafede avrebbe abbozzato. E invece no. Il ministro e il M5S hanno tenuto duro. Finché si è arrivati alla fine dell'anno e a partire dal 1 gennaio lo stop della prescrizione sarà esecutiva. Il punto è che anche dentro il Pd ci sono filoni diversi.
C'è chi era a un passo dal votare la proposta di Enrico Costa, di Forza Italia, pur di sbarrare la strada a Bonafede, a costo di far saltare il governo. E chi, all'opposto, non si straccia le vesti. Tanto più che l'associazione nazionale magistrati ha dato il suo autorevole placet alla riforma, purché lo stop sia accompagnato dalle fatidiche velocizzazioni.
"La verità - commenta un giurista molto ascoltato a sinistra quale Giovanni Maria Flick - è che il processo penale è diventato qualcosa di molto diverso da quanto s'immaginò nel 1989 e la prescrizione è solo uno dei problemi, peraltro meno grave di quanto vuole la vulgata.
Ma vorrei che al riguardo si smettesse di criminalizzare gli avvocati. La prescrizione è essenzialmente figlia di inefficienza e disorganizzazione degli uffici. Averla affrontata così, con una sospensione che si perde nella notte dei tempi, è al di là del bene e del male. E quando sento di uno scambio tra prescrizione e intercettazioni, non penso che sia il modo migliore per riformare la giustizia".










