di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 2 agosto 2018
Le perplessità del Presidente del Tribunale di Torino Terzi. Sulla riforma della prescrizione, lo "stop" dopo la condanna di primo grado, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S) rischia di rimanere da solo. L'iniziale appoggio dei magistrati non sembra essere più scontato.
A rompere il fronte delle toghe è stato ieri il presidente del Tribunale di Torino, Massimo Terzi. In una intervista rilasciata al quotidiano Italia Oggi, Terzi ha espresso forti perplessità sul progetto di modifica della prescrizione voluto dal Guardasigilli e che andrà in discussione in Parlamento verosimilmente dopo la pausa estiva. "Allungare i tempi di prescrizione non incide sulla diminuzione dei tempi del processo", ha dichiarato il presidente del Tribunale di Torino, secondo cui anzi "potrebbe allungare la durata dei processi: magari qualche magistrato comincia a pensare "Va bene, c'è tempo prima che si prescriva".
Le dichiarazione di Terzi, toga storica di Magistratura indipendente, il gruppo della magistratura associata che anche recentemente per bocca del segretario generale Antonello Racanelli, ha invece manifestato apprezzamento per la riforma targata Bonafede, mette dunque in discussione uno dei punti fermi del programma pentastellato in materia di giustizia.
Inizialmente i grillini avevano addirittura - previsto l'interruzione della prescrizione dopo il rinvio a giudizio. Nonostante il fatto, statistiche del ministero della Giustizia, circa il 70% dei reati si prescriva durante la fase delle indagini preliminari, cioè quando il pubblico ministero è dominus assoluto e le difese non hanno mai avuto contezza del fascicolo.
Questo dato statistico era stato evidenziato lo scorso anno dalle Camere penali che avevano indetto diverse giornate di astensione dalla udienze per protestare contro la riforma della prescrizione voluta allora dal governo di centro sinistra che ne aveva già allungato i tempi.
Sul modifica pentastellata è intervenuto Pierantonio Zanettin, componente della Commissione giustizia della Camera ed ex consigliere togato del Csm in quota Forza Italia. "Questa riforma potrebbe avere effetti devastanti nel nostro sistema giudiziario, che già oggi si caratterizza per l'eccessiva durata dei processi. Con la modifica voluta da Bonafede ci sarebbe una sorta di ' fine processo mai' ed i processi, già lenti, diventeranno lentissimi". Ma oltre a ciò, per Zanettin ci sarebbe anche un "risvolto inquietante: il rischio di condanne in primo grado, anche in casi dubbi, qualora il processo venga celebrato a ridosso della scadenza dei termini, al fine proprio di interrompere la prescrizione". "Il cittadino, innocente o colpevole, ha diritto - dice il parlamentare azzurro - di conoscere in anticipo il termine entro il quale il processo a suo carico comunque si interromperà".
E a chi afferma che la prescrizione aiuta gli imputati "eccellenti", Zanettin risponde ricordando le tempistiche del processo Mediatrade: "In nove mesi Silvio Berlusconi è stato giudicato in primo e secondo grado. Ed in neppure tre mesi è arrivata anche la sentenza della Cassazione! ". Un caso di "scuola" per l'ex componente del Csm: "Imputato eccellente, tempi record: se i magistrati vogliono nessun processo finirebbe in prescrizione".
Il tema pare, quindi, essere un altro: l'organizzazione degli Uffici giudiziari. L'incidenza della prescrizione tra i diversi Tribunali varia da distretto a distretto, ed è il più delle volte indipendente dalle scoperture degli organici o dalle condizioni socio economiche dei territori interessati. Alla base ci sono le misure organizzative dei singoli capi degli Uffici, più o meno sensibili al controllo di gestione. "Bonafede metta mano ad una organizzazione giudiziaria efficiente, anche se è faticoso", ha aggiunto sul punto Zanettin.










