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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 7 gennaio 2020

 

Giovedì nuovo vertice. Senza una svolta potrebbe passare la controriforma di Forza italia. L'anno nuovo ripropone vecchie questioni, almeno in materia di giustizia. E chissà se i due giorni in più che il premier Giuseppe Conte s'è ritagliato prima della riunione con i partiti di maggioranza aiuteranno la mediazione finora fallita.

L'appuntamento inizialmente fissato per oggi pomeriggio è slittato al 9 gennaio, causa sopravvenuti impegni del presidente del Consiglio alle prese con la crisi in medio Oriente. Ci sono quindi altre quarantott'ore per cercare di evitare un altro passaggio a vuoto. L'ennesimo.

Il punto della discordia è sempre lo stesso: la prescrizione dei reati che dal 1° gennaio non esiste più dopo la sentenza di primo grado, di condanna o di assoluzione che sia, grazie alla legge votata da Cinque stelle e Lega un anno fa. Ora Matteo Salvini la rinnega, ma fu il suo partito ad accettare la modifica, rinviando l'entrata in vigore al 2020 perché nel frattempo altre riforme avrebbero dovuto accelerare i tempi del processo.

Non se n'è fatto niente, Salvini ha provocato la crisi del governo Conte i e il Pd - che aveva votato contro il blocco della prescrizione ma ora sostiene il Conte 2 - s'è ritrovato nella scomoda posizione di dover chiedere ai neo-alleati grillini contromisure che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede fin qui s'è rifiutato di concedere.

Ora i democratici (ma pure i renziani di Italia viva e Leu, ugualmente contrari al "fine processo mai") si aspettano che il Guardasigilli arrivi con qualche proposta che vada nella direzione da loro indicata: l'introduzione di modifiche che tengano conto delle critiche giunte da tre partiti di governo su quattro, e non solo.

Contro la nuova disciplina si sono schierati autorevoli costituzionalisti e gran parte dell'accademia, oltre che gli avvocati. E tra gli stessi magistrati sono state sollevate molte perplessità. La riunione di giovedì a Palazzo Chigi diventa dunque un passaggio decisivo, anche perché la partita che si sta giocando potrebbe avere importanti risvolti politici.

Se nulla dovesse accadere, infatti, Italia viva ha già annunciato il voto favorevole al disegno di legge del forzista Enrico Costa che reintroduce i tempi di prescrizione com'erano fino all'anno scorso, sul quale il Pd ha intenzione di astenersi: uno scenario da quasi-ribaltone che avrebbe evidenti ripercussioni sulla tenuta dell'esecutivo. Motivo in più, per Conte, di impegnarsi personalmente al fine di evitare che la situazione precipiti.

"Ci dev'essere un atto che certifichi un passo avanti verso una soluzione equilibrata del problema", spiega il sottosegretario pd alla Giustizia Andrea Giorgis. Il quale ribadisce che l'obiettivo del suo partito non è garantire l'impunità ai responsabili di reati che inseguono la prescrizione per evitare le condanne, bensì "scongiurare effetti paradossali" che rischiano di allungare ulteriormente la durata dei processi: "Il trascorrere del tempo rende più urgente un intervento correttivo, perché non mitiga ma acuisce i potenziali effetti negativi della riforma".

Finora Bonafede ha ripetuto che il problema si risolve accelerando i tempi della giustizia penale con le riforme che lui stesso sta mettendo a punto. Giovedì dovrebbe riproporle, insieme ai dati con i quali sostiene che la riforma da lui voluta avrà effetti positivi sulla domanda di giustizia dei cittadini. Ma se non vuole introdurre la prescrizione processuale (decadenza dei procedimenti che non si concludono entro un certo tempo predeterminato per ogni fase) deve trovare o accettare qualche altro rimedio che stemperi le conseguenze dell'abolizione tout court della prescrizione dopo la prima sentenza.

È ancora Giorgis a indicare un possibile percorso: "Se si riesce finalmente a presentare il testo della riforma del processo penale, si può discutere anche dell'ipotesi di far decorrere i tempi della prescrizione non più dal momento in cui si verifica il fatto-reato bensì dalla sua scoperta, garantendo così tempi congrui per indagini e processi". Sarebbe una novità "rivoluzionaria" soprattutto per i reati dei cosiddetti "colletti bianchi", come la corruzione o bancarotta, su cui spesso si comincia a indagare a molti anni di distanza.