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Ansa, 22 gennaio 2015

 

- VEDI IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE (PDF)

 

Colloqui più lunghi e "senza alcun controllo visivo", momenti di intimità con i propri familiari in "apposite aree presso le case di reclusione", possibilità per i magistrati di sorveglianza di concedere permessi, oltre a quelli premio o per motivi gravi, anche per trascorre il tempo con la moglie e la famiglia, e per i detenuti stranieri telefonate anche con i parenti all'estero.

Questo prevede un disegno di legge per l'affettività in carcere presentato dal senatore Sergio Lo Giudice e firmato da una ventina di colleghi, in maggioranza del Pd, che riprende per intero quello presentato nella passata legislatura da Rita Bernardini, segretario dei Radicali.

L'idea è non privare i detenuti del diritto di mantenere rapporti affettivi, garantendo incontri più frequenti e consentendo spazio e tempo per i rapporti con il proprio partner, coniuge o convivente. "Affettività e sessualità in carcere - nota il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, tra i firmatari del ddl - sono sempre visti con uno sguardo morboso" e "come se l'interdizione dal sesso fosse una parte della pena".

Secondo Rita Bernardini "negare un diritto inderogabile come quello alla sessualità e all'affettività rientra tra i trattamenti inumani e degradanti vietati dalla Costituzione". Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana, parla di "un'inadempienza che viene da lontano" e ricorda che negli anni 80 le detenute mettevano in atto la protesta del "salto del banco" per reclamare "il diritto all'amore", ma "ancora in una ventina di carceri - dice - esistono i banconi di separazione per i colloqui". "Siamo in presenza di ostilità particolarmente tenaci - aggiunge Manconi che si è impegnato a portare in discussione il testo - ma non è un buon motivo per non provarci".