di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 dicembre 2021
È arrivato il gran giorno in cui entra in vigore anche in Italia la Direttiva europea sulla presunzione di innocenza. Da oggi, i magistrati potranno parlare solo con comunicati o con conferenze stampa del procuratore capo, motivate da quest'ultimo con un provvedimento scritto. I magistrati italiani sono in subbuglio.
"La tutela della dignità e onorabilità delle persone coinvolte nei procedimenti penali - dice la presidente di Unicost, Rossella Marro - dovrebbe essere garantita da una serie di disposizioni che limitano le esternazioni. Il rischio è che, come sovente accade quando le modifiche legislative intervengono per correggere patologie, gli effetti prodotti potrebbero essere ancora più pregiudizievoli per gli stessi interessi che si intendono tutelare, in quanto gli interessi in gioco - tutela della dignità personale per un verso, libertà di stampa e obblighi di trasparenza per l'altro, che sono proprio di ogni sistema democratico - devono essere tutti garantiti in un giusto equilibrio".
Proprio oggi, il deputato Enrico Costa, Azione, garantista a tutto tondo, presenterà le novità assieme a molti altri parlamentari e all'Unione delle Camere penali. "È un momento storico. La legge regolerà le comunicazioni di pubblici ministeri e polizia, i nomi alle indagini, eccetera. Siccome qualcuno se ne infischierà, ho creato un format per segnalare eventuali violazioni al ministro della Giustizia".
Ci sarà cioè un modello di segnalazione che ogni cittadino potrà inoltrare al ministero. La corrente Unicost, intanto, due giorni fa ha raccolto molti magistrati da tutta Italia a ragionare sulle nuove regole. Molte le perplessità. Il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, si è chiesto, ad esempio, perché ci sia tanta attenzione sulle forme della comunicazione da parte della magistratura, ma nulla sulla sostanza.
Ha partecipato anche il professor Franco Coppi, che ha portato il punto di vista di un grande avvocato. "Temo - ha detto, sornione - che con questa Direttiva europea si cerchi di conciliare l'inconciliabile. È praticamente impossibile far convivere il diritto alla reputazione e alla privacy, con la libera stampa. Lo disse già il grande Carnelutti negli Anni Cinquanta: ci saranno sempre i giornalisti che cercano le notizie e pubblicano gli atti dei processi. Consideriamolo un male necessario per la nostra libera vita in una comunità".









