di Daniel Peyronel
La Nazione, 6 luglio 2025
Per combattere il sovraffollamento carcerario, il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha presentato lunedì 30 giugno un piano per realizzare, entro il 2028, 17 strutture leggere. Lavau è un piccolo comune di circa 1.500 abitanti, nella periferia della città francese di Troyes. Un terzo della popolazione risiede in un centro penitenziario nuovo di zecca, costruito appena due anni fa. Ed è proprio qui che, entro ottobre 2026, dovrebbe sorgere anche la prima delle 17 prigioni prefabbricate volute da Gérald Darmanin, destinate ad ospitare detenuti condannati per reati minori o a fine pena.
Il vantaggio di queste strutture, costruite in cemento armato, non risiede solo nel tempo di costruzione ridotto - circa 18 mesi contro i 7 anni necessari per una prigione tradizionale - ma anche nel costo dimezzato: 200.000 euro, la metà di una cella convenzionale. L’obiettivo è di arrivare a 3.000 posti extra all’alba del 2028. “Sono vere e proprie prigioni, ma costruite in prefabbricato, come hanno già fatto i nostri amici inglesi e tedeschi”, ha sottolineato Darmanin, dopo una serie di spostamenti negli scorsi mesi nel Regno Unito e in Germania.
Se il piano rappresenta un primo passo per ridurre il sovraffollamento, con 84.447 detenuti per una capienza di 62.566 posti, la Francia ha raggiunto un tasso di occupazione carceraria del 135%, le critiche piovono sia dalle opposizioni che dai media. Un editoriale del quotidiano Le Monde attacca la strategia del governo, incapace di fornire una visione globale sulla gestione penitenziaria, ma impegnato a moltpilicare gli annunci spettacolari: dalla prigione per i 100 detenuti più pericolosi del Paese, alla mega prigione prevista nella foresta amazzonica in Guyana, dall’utilizzo delle case di riposo abbandonate all’affitto di celle nei paesi vicini.
Darmanin si è invece dichiarato contrario alla proposta alternativa delle deputate Elsa Fauchillon (sinistra) e Caroline Abadie (ex maggioranza macronista), che auspicano un “numero chiuso” penitenziario: per ogni nuovo ingresso in carcere, un detenuto esce, tramite libertà condizionale o braccialetto elettronico. Il sovraffollamento non riguarda solo la Francia. L’Europa conta quasi mezzo milione di detenuti, con un incremento del 3,2% rispetto al 2023. Tra i paesi più in difficoltà: Cipro (226%), Italia (120%), Belgio (113%) e Svezia (112%). Algeco, Integra Buildings, Moldtech... le aziende specializzate in strutture modulari sono pronte a chiudere affari d’oro: nel 2023, il Regno Unito ha lanciato un piano da 4 miliardi per creare 20.000 nuovi posti in delle strutture modulari.
Anche in Italia, dove ci sono 62.000 detenuti per 50.000 posti a disposizione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il commissario straordinario per l’edilizia carceraria, Marco Doglio, hanno promesso massimo entro la fine di luglio un “piano carceri”, dopo la chiusura del bando da 32 milioni di euro per la consegna dei primi 1.500 posti in dei prefabbricati. Una misura criticata dalle opposizioni. Il dilemma, infatti, non è meramente logistico, ma anche etico: se da un lato la società preme affinché le pene siano effettivamente scontate, dall’altro il sovraffollamento crea delle situazioni di disagio, violenza e insalubrità insopportabili sia per i prigionieri, sia per i poliziotti penitenziari.











