di Errico Novi
Il Dubbio, 20 maggio 2021
Ritorno alla "legge Orlando" sgradito a Bonafede, ma la riforma "processuale" dell'istituto è problematica. Ancora pochi giorni. Poi la ministra Marta Cartabia depositerà formalmente i propri emendamenti sul processo penale, prescrizione inclusa.
Non si accelera oltre il dovuto. Anche perché è chiaro che la proposta della guardasigilli sulla norma Bonafede finirà per diventare il passaggio più delicato per le riforme della giustizia. Non che la legge delega sul Csm, sempre all'esame della Camera, e la riforma del processo civile, incardinata viceversa a Palazzo Madama, siano irrilevanti, intendiamoci.
E anzi, il ddl civile è il vero cuore delle riforme di sostegno al Recovery. Di più: è il dossier sul quale più si farà sentire la voce critica dell'avvocatura: è stato netto l'allarme su uno sbilanciamento verso la presunta celerità a scapito delle garanzie lanciato nei giorni scorsi dal Cnf, a cui si sono uniti l'Ocf, l'Unione Camere civili e altre realtà associative come Movimento forense. Ma nulla più della prescrizione può mettere in pericolo la maggioranza, o almeno la serenità dei suoi leader.
E così, nel rispetto di chi dissente, la ministra della Giustizia incontrerà il Movimento 5 Stelle per un ulteriore confronto sul ddl penale almeno qualche giorno prima di depositare alla Camera gli emendamenti di via Arenula. Il colloquio è previsto per la settimana prossima: data da stabilire con precisione, ma l'appuntamento chiesto da Giuseppe Conte è già in programma. Dopo, a cavallo tra la fine della prossima settimana e l'inizio della successiva, arriveranno nella commissione Giustizia di Montecitorio le proposte di modifica studiate dalla commissione sul penale che Cartabia ha istituito al ministero, e che è guidata da Giorgio Lattanzi.
Ieri il 5 stelle Mario Perantoni, che della commissione Giustizia è presidente, ha fatto sapere che degli oltre 700 emendamenti al ddl penale depositati nei giorni scorsi dai deputati, 81 sono risultati inammissibili: l'esclusione, spiega, ha riguardato le proposte "non connesse ai temi della prescrizione e della velocizzazione, efficientamento e deflazione del processo penale. Entro lunedì", ha aggiunto, "sarà possibile presentare ricorsi che saranno discussi mercoledì della prossima settimana". La tabella di marcia conferma come sia necessaria una decina di giorni perché, dopo l'incontro con i 5 Stelle, Cartabia possa depositare a Montecitorio i propri emendamenti.
Ritorno alla legge "Orlando" più indigesto per i 5S, ma l'alternativa è difficile - Sulla prescrizione, com'è noto, sono due le proposte descritte una settimana fa ai capigruppo di maggioranza dalla commissione Lattanzi. Una è di carattere "sostanziale", ripristina cioè la prescrizione del reato anche dopo le sentenze di primo grado, incluse quelle di condanna, fatta salva una sospensione di due anni in appello e di un anno in Cassazione.
Tempo "congelato" che però rientra nel conteggio qualora entro le stesse scadenze (due anni in appello e un anno in Cassazione) non arrivi effettivamente la sentenza. L'altra ipotesi, articolatissima e complicata, è invece di carattere "processuale", cioè fa addirittura scomparire con la richiesta di rinvio a giudizio il termine di estinzione del reato, ma poi, già per il primo grado, fissa un limite di durata per ciascuna fase del giudizio oltre il quale interviene l'"improcedibilità": il processo appunto decade.
Il Movimento 5 Stelle è critico su qualsiasi modifica della prescrizione di Bonafede. Ne ha parlato persino Conte nella videocall di domenica scorsa con deputati e senatori grillini, lo ha ribadito il capogruppo pentastellato nella commissione Giustizia Eugenio Saitta. Ed è chiaro che il ritorno di fatto alla legge Orlando sa di sconfitta, per i grillini, perché dà l'impressione che la loro legge resti una parentesi da cancellare brutalmente. Dal punto di vista del Movimento, lo schema della proposta processuale di Lattanzi non ripristina, almeno, la norma dell'ex guardasigilli Orlando.
Ma dal punto di vista della commissione guidata da Lattanzi, la seconda ipotesi è molto più impegnativa: anche perché, se una norma, come sarebbe in quel caso, è processuale anziché sostanziale, ne è pregiudicata l'efficacia retroattiva. Andrebbe dunque chiarito, con un ulteriore intervento legislativo, a quali processi applicare il nuovo regime della "prescrizione processuale" e a quali no, con non pochi rischi di un rinvio alla Consulta innescato dagli imputati non "coperti" dalla neo-introdotta disciplina. Una situazione insomma non semplice, meno lineare. Ma come si fa a rendere accettabile, per i Cinque Stelle, il ripristino della riforma Orlando? Cartabia per ora non si sbilancia. Non lascia filtrare preferenze per una delle due soluzioni prospettate da Lattanzi. A via Arenula però si confida che tutti i partiti colgano l'urgenza del Recovery e delle riforme che lo accompagnano, e che in virtù di quell'urgenza si stemperino le contrapposizioni, le fughe in avanti e anche le resistenze. Vedremo.
Carriere separate già al concorso, sostegno dei garantisti a Costa - Al question time di ieri la guardasigilli ha previsto un termine anche per il lavoro della commissione ministeriale impegnata sulla riforma della magistratura onoraria: "Verosimilmente terminerà i lavori il 25 giugno". Prima ancora si comprenderà anche il respiro di ipotesi come quella sul sorteggio per eleggere i togati al Csm, rilanciata da Matteo Renzi "per disperazione" due sere fa a "Porta a porta".
Il termine per emendare il ddl sui magistrati scade lunedì. Ieri, in un'intervista a questo giornale, il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa ha prospettato l'idea di pagelle per i magistrati. E sempre ieri, il deputato ed ex viceministro ha ottenuto l'appoggi di Forza Italia, Lega, Italia viva e + Europa sulla proposta di vincolare, già nel Dl Covid, i candidati al concorso in magistratura a scegliere se vogliono fare carriera da pm o da giudici.
Difficile in realtà che la conversione del decreto possa subire pur minime modifiche. Probabile che la proposta di Azione e del "fronte garantista" si traduca in un ordine del giorno, riferibile ai futuri concorsi, sul cui esito sarà interessante verificare la posizione del governo. Ma per quanto il ddl sul Csm offra spunti per tante variabili, mai potrà tenere sulla corda la guardasigilli come la norma sulla prescrizione di cui i 5 stelle sono così gelosi.











