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di Errico Novi


Il Dubbio, 9 marzo 2021

 

Il pacchetto "garantista" di Enrico Costa contro la Maginot dei 5 stelle: da qui la "sintesi" per superare la norma Bonafede. Che, per la ministra, non può prevalere sulla Costituzione.

Appuntamento ore 9,30. La riunione fra Marta Cartabia e i capigruppo Giustizia della maggioranza in programma per stamattina inizia abbastanza presto da lasciare a tutti il tempo di elaborarne il risultato. Anche se, assicurano da via Arenula, è fuori luogo pensare che una prima riunione al ministero possa produrre la formuletta magica per la giustizia. Piuttosto si definiranno un metodo di lavoro, una tempistica e un obiettivo. Innanzitutto, l'idea di un dialogo senza forzature che mettano singoli partiti all'angolo (compresi i 5 stelle rispetto alla prescrizione). Quindi, un orizzonte temporale chiaro: venti giorni per sciogliere i nodi principali, prescrizione inclusa, con il giro di boa delle linee programmatiche che Cartabia esporrà lunedì 15 alle commissioni Giustizia delle Camere e la data spartiacque del 29 marzo, entro cui i singoli partiti potranno presentare emendamenti al ddl penale.

L'obiettivo, infine, dovrebbe essere ormai chiaro, almeno dal punto di vista della guardasigilli: lo ha chiarito l'ordine del giorno condiviso due giorni fa dalle forze di governo a Montecitorio su tempi del processo e prescrizione. Tutto ruota attorno a due articoli della Carta: il 27, che sancisce (anche) il fine rieducativo della pena, e il 111, che impone alla legge di assicurare la durata del processo.

È la base del confronto al via da oggi tra Cartabia, i presidenti delle due commissioni Giustizia Mario Perantoni e Andrea Ostellari (pentastellato il primo, leghista il secondo) e i capigruppo di tutte le forze di governo nelle suddette commissioni. Ma la partita potrebbe risolversi in una dialettica bilaterale: da una parte il deputato di Azione Enrico Costa, il più tenace e creativo avversario della norma Bonafede, dall'altra il Movimento dell'ex ministro. Dai due estremi potrebbe venire una sintesi. Col Pd destinato in una prima fase a fare da arbitro. È vero che Walter Verini, responsabile democratico "ad interim" per la Giustizia, ha avanzato la proposta della prescrizione "per fasi". Ma un partito tuttora alleato coi 5 stelle difficilmente può assumere l'iniziativa sulla norma voluta dall'ex guardasigilli. Può farlo invece Costa, che ha già pronto un articolato restyling dell'intera riforma del processo, destinata a diventare il veicolo dei correttivi sulla prescrizione.

Il probabile punto di arrivo del confronto dipende anche dalla precisa volontà della guardasigilli di indicare nella funzione rieducativa della pena un criterio decisivo anche rispetto alla prescrizione. Non è possibile, si è convenuto nell'ordine del giorno proposto da Cartabia e condiviso da tutti, 5 stelle compresi, che la condanna venga eseguita quando sono trascorsi troppi anni dal fatto, perché nel frattempo la persona ritenuta colpevole sarebbe inevitabilmente "mutata", e perché l'idea del recupero sociale non può essere tradita da un'esecuzione così temporalmente slegata dal reato.

Basta e avanza per pronosticare il superamento della prescrizione di Bonafede: un limite massimo, all'eventuale durata parossistica di un processo va imposto. Anche perché il principio di dignità della persona, sotteso al fine rieducativo, è supremo rispetto ad altri legittimi interessi. E seppure in una logica di bilanciamento, non può essere sacrificato.

Plausibile che il Movimento 5 Stelle suggerisca di porsi il problema solo qualora la più ampia riforma del processo non desse buon esito. Ma qui si farebbe sentire anche il punto di vista di magistrati che tuttora affiancano Cartabia nei ruoli tecnici del ministero, come il capo di gabinetto Raffaele Piccirillo. Che Bonafede aveva voluto a via Arenula ma che non ha mai nascosto il rischio di un vulnus connesso alla prescrizione per eventuali malcapitati condannati in primo grado e stritolati all'infinito da macchina processuale inefficiente. Sarebbe assurdo pensare che lo Stato se ne lavi le mani e dica: proprio a voi è andata male, siete stati sfortunati, ci dispiace.

Nel confronto di maggioranza interverrà inevitabilmente il progetto di Costa: molto articolato, arricchito dal recupero di diverse proposte della commissione Fiorella e in generale così connotato in una chiave garantista opposta a quella dei 5 stelle da obbligarli a una mediazione. Tanto per fare un esempio: nel suo pacchetto Costa prevede la decadenza del procedimento non solo se una fase del giudizio dura troppo, ma persino quando il pm non esercita l'azione penale, non chiede cioè, scaduto il termine per le indagini, né il processo né l'archiviazione. Non solo: si integra la già prevista (nel ddl penale) possibilità per l'imputato di chiedere la conclusione dell'appello entro 3 mesi, in modo che, una volta trascorso addirittura un anno senza che si arrivi alla sentenza di secondo grado, la prescrizione bloccata (in base alla norma Bonafede) dopo la pronuncia del tribunale ricominci a decorrere. Avrà gioco facile, il fronte garantista, nel far notare ai 5 stelle che sono stati sempre loro a dirsi certi delle virtù taumaturgiche del ddl penale (scritto sempre da Bonafede), e che dunque non dovrebbero temere l'impunità per alcuno. Qualunque ulteriore replica dovrebbe a quel punto riferirsi necessariamente a un preteso primato della "certezza della pena" sul giusto processo. Una forzatura che la stessa Cartabia non potrebbe sopportare, e che non potrebbe impedire l'attenuazione degli effetti parossistici della norma Bonafede.