di Marcello Sorgi
La Stampa, 27 settembre 2025
C’è una fondamentale differenza tra l’appello di Mattarella, ieri, agli equipaggi della Flotilla in rotta verso Gaza, e il discorso di Meloni all’Onu sull’accettazione da parte dell’Italia - dopo Francia e Regno Unito - dello Stato di Palestina, seppure a condizioni che non è esagerato definire irrealizzabili. Per inciso, la premier ha giudicato i marinai della Flotilla “irresponsabili”, perché sottovalutano le conseguenze dell’eventuale ingresso nelle acque israeliane, in violazione del divieto assoluto imposto da Netanyahu. E ha chiesto al ministro della Difesa Crosetto di inviare due fregate per scoraggiare gli ardimentosi navigatori, almeno quelli italiani, dal proseguire la missione, e scortarli verso una meta diversa da Gaza.
Anche in questo caso la risposta dei comandanti della Flotilla è stato un sonoro “no”. È in questo quadro di obiettive difficoltà che il Presidente della Repubblica, pur conoscendo la prevalenza di posizioni estremistiche - estremisti per giunta di 40 diversi Paesi del mondo, ciò che appunto ha reso “global” la Flotilla - ha scelto egualmente di cercare un dialogo, finora senza successo, con gli italiani ma non solo, per spingerli a una maggiore ragionevolezza e a una prova di responsabilità.
Si sa che quando l’estremismo pone dei paletti, tagliando fuori le posizioni di mediazione, a prevalere sono quasi sempre le posizioni più radicali, anche se non necessariamente le più giuste. “Gareggiando a fare i puri - diceva il vecchio leader socialista Nenni, ormai entrato nella storia - troverai sempre uno più puro che ti epura”. Ed è un po’ questa la situazione della Flotilla, ormeggiata a Creta e in attesa di ripartire. Per dove? Mattarella suggerisce di aderire alla disponibilità del Patriarca latino di Gerusalemme, di scaricare le casse di alimenti, medicine e ogni altro genere di aiuti a Cipro, e affidarle alla sapiente amministrazione dello stesso cardinale, uno dei pochi in grado di superare i veti di Netanyahu. La Flotilla avrebbe tutto da guadagnare da una scelta del genere: il risultato politico della missione è ormai ampiamente raggiunto, ora arrivano le rogne vere: chiunque sa che muoversi nella Striscia adesso rappresenta un rischio da correre solo se si hanno capacità diplomatiche e un’effettiva conoscenza del territorio. Sempre che quando la Flotilla dovesse veramente tentare di avvicinarsi a Gaza, Netanyahu non faccia partire le cannonate che ha promesso.
In un modo o nell’altro, così, la vicenda della Flotilla si avvia a conclusione. Se non sarà tragica, macchiata di sangue e dalla durezza di un leader come Netanyahu, avrà rappresentato una delle iniziative a più forte illuminazione mediatica di giornali e tv in tutto il mondo. La storia di un gruppo di navigatori dilettanti, spesso gente senza arte né parte (sia pure con qualche intrusione politica) che attraversano il Mediterraneo per andare ad aiutare i palestinesi e sfidare Israele, ha acceso l’attenzione di centinaia di migliaia di lettori e milioni di telespettatori. A un certo punto i sondaggi hanno rivelato che s’era generato una specie di “tifo” in favore dei ragazzi della Flotilla. E magari tra qualche anno ne verrà fuori un film. È strano che una leader “media-sensibile” come Meloni se ne sia accorta in ritardo, e abbia voluto fare la faccia feroce contro questa iniziativa. La sua risposta pesante ha finito per metterla in un’inutile situazione di contrapposizione con la Flotilla. Non è detto che le gioverà.
Quanto a Mattarella, il Presidente ha dato a tutti una lezione di politica: specie nelle situazioni difficili, bisogna cercare di dialogare sempre, con tutti, fino all’ultimo, senza arrendersi mai. Chissà se invece di andare incontro a un cannoneggiamento garantito (ma per affondare molte delle barche usate in questa missione, basta molto meno di una cannonata), gli incoscienti navigatori della Flotilla non abbiano un momento di resipiscenza, ascoltando il saggio consiglio del Presidente.










