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di Valentina Stella

Il Dubbio, 23 aprile 2022

L’ex governatore del Molise, Michele Iorio, venne accusato di aver creato un sistema. Insieme a lui sono state assolte altre 11 persone. “Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”: è citando Piero Calamandrei che al Dubbio l’ex Presidente della Regione Molise Michele Iorio commenta l’assoluzione ottenuta in prima grado in quello che definisce il primo maxi processo imbastito in questa regione dal nome altisonante “Il Sistema Iorio”.

Insieme a lui sono state assolte altre 11 persone. I giudici hanno inflitto invece due condanne nei confronti dell’ex editore Ignazio Annunziata, 12 anni di reclusione, e dell’ex direttore dell’Azienda sanitaria regione Angelo Percopo, 4 anni. Erano una quindicina i reati contestati a vario titolo agli imputati: corruzione, concussione, abuso d’ufficio, peculato, falsità materiale e ideologica, estorsione, violenza privata bancarotta e ricettazione. Per Iorio la Procura aveva chiesto 6 anni: gli contestavano, tra l’altro, di aver elargito contributi pubblici a varie testate in cambio di una linea editoriale favorevole.

La vicenda balzò altresì agli onori della cronaca nazionale. Nel 2014 il solito Fatto Quotidiano non ci andò affatto leggero contro Iorio: “Se volete fare un tuffo nel disgusto e vedere da vicino di quali aberrazioni sia capace la politica quando viene piegata gli interessi di pochi ras di provincia, dovete fare una vacanza in Molise. Ne vale la pena, perché oltre all’aria buona e all’ottimo cibo, qui è possibile ammirare le gesta di Iorio, Angelo Michele, padrone della vita e della morte dei molisani. E allora scoprirete come la libertà di stampa non vale un tubo, saprete di editori pluripregiudicati e falliti che obbediscono alle direttive del ras, di concorsi truccati per far vincere i soliti amici”. E invece a dieci anni esatti dall’apertura dell’inchiesta e a 6 anni dall’inizio del processo, tre giorni fa è arrivata l’assoluzione che certifica anche un quasi totale flop del lavoro della Procura di Campobasso.

“Quello contro di me è stato un processo politico - aggiunge Iorio, ex FI ora consigliere regionale con Fratelli d’Italia - con tante interferenze extragiudiziarie che hanno spinto affinché l’indagine andasse in un certo verso. Per qualcuno, a cui davo fastidio, andavo eliminato politicamente per via giudiziaria. Dopo così tanti anni e 44 mila pagine di incartamenti giudiziari e teorie mai divenute prove, vedersi assolto è una grande soddisfazione. Ma c’è l’evidente rammarico che la politica è entrata nelle aule di giustizia”.

Iorio in tutto ha subìto 24 processi, tutti terminati con assoluzione e uno con la prescrizione: “nei miei riguardi c’è stata una vera e propria tortura giudiziaria. Mi auguro che questo accanimento finisca qui”. Accanto a lui in questi 15 anni di processi c’è stato sempre l’avvocato Arturo Messere, decano del foro di Campobasso (in questo ultimo processo è stato affiancato dall’avvocato Alessandro Sammarco del Foro di Roma), a cui chiediamo che idea si sia fatta di questa grande attenzione nei confronti del suo assistito da parte della magistratura: “me lo spiego con un uso politico della giustizia da parte della magistratura, anzi della Questura di Campobasso che ha indagato sul mio assistito e dove, però, il capo di gabinetto era Giuliana Frattura, sorella del presidente della Regione” Paolo Di Laura Frattura, sfidante del Pd di Iorio alle regionali del 2012. Sono pesanti le accuse mosse dall’avvocato Messere: “me ne assumo le responsabilità”, ci dice.

Messere pur dichiarandosi “vecchio socialista senza partito e cristiano senza chiesa” ammette che Iorio “è stato uno dei migliori amministratori della regione Molise e qualcuno ha usato la giustizia per annientarlo”. Ora bisognerà capire se la Procura farà appello contro le assoluzioni: “sono avvocato da 50 anni e da sempre lotto per la giustizia giusta che significa abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile diretta dei magistrati, inappellabilità da parte dell’accusa delle sentenze di assoluzione”.

Il caso di Michele Iorio ci riporta alla memoria quelli di altri amministratori finiti nel mirino delle Procure e poi prosciolti. Pensiamo solo ad Antonio Bassolino che l’anno scorso è stato assolto per la 19esima volta. Vasco Errani si dimise nel 2014 dalla guida della regione Emilia Romagna dopo essere stato condannato in appello per falso ideologico. Ottenne poi, dopo quella di primo grado, una nuova assoluzione nell’appello bis. L’ex Governatore della Calabria Mario Oliverio era stato indagato dalla Dda di Catanzaro e poi mandato a processo con accuse di corruzione e abuso d’ufficio. Anche lui assolto in primo grado: la sentenza di assoluzione è diventata definitiva, in virtù della mancata impugnazione entro i termini da parte della procura. Sarà così anche per Michele Iorio?