sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Gianni Santamaria


Avvenire, 3 maggio 2020

 

Serve intesa tra le parti. Anm: "Modifiche irrazionali dal governo". Sulla celebrazione dei processi da remoto, che tanto ha fatto arrabbiare gli avvocati che l'hanno definita incostituzionale, la "palla" della protesta passa ora nelle mani dei magistrati.

Ieri infatti l'Anm ha tuonato, definendole "irrazionali", contro le modifiche contenute nel "decreto giustizia" varato nei giorni scorsi dal governo. Questo prevede, a differenza di quanto faceva il precedente decreto in materia, che siano le parti (dunque anche i difensori) a scegliere se svolgere le attività processuali da remoto. Mentre per quanto riguarda le udienze civili viene stabilito che, pur svolte da remoto, debbano prevedere la presenza del magistrato in ufficio.

Cosa che per le toghe non tiene conto delle norme di sicurezza legate al coronavirus. Innanzitutto l'Anm, esprimendo "sconcerto", se la prende con l'iter legislativo adottato. "Nella storia della Repubblica non è mai accaduto che una norma processuale introdotta con legge di conversione, contenente modifiche ad un precedente decreto legge sia stata a sua volta emendata, il giorno stesso della sua entrata in vigore, da un ulteriore decreto legge contenente modifiche delle modifiche".

Secondo l'Anm, poi, a giustificare il cambiamento non ci sarebbero novità né sul fronte sanitario né su quello tecnologico "tali da smentire le ampie rassicurazioni" sugli strumenti telematici da usare. In particolare le toghe se la prendono, però, con quella che ironicamente definiscono "l'innovativa previsione" dell'udienza civile da remoto, ma "necessariamente celebrata in ufficio".

Una prescrizione "irragionevole", visto che non riguarda i magistrati penali, amministrativi o contabili, ma chiede di recarsi sul posto di lavoro proprio a quei giudici che possono usufruire del già esistente processo civile telematico. Il tutto "in contraddizione con le esigenze di tutela della salute", ambito nel quale viene imputato al ministero di non aver fatto abbastanza per sicurezza dei palazzi di giustizia.

Altrettanto secca la replica degli avvocati penalisti, che continuano nella protesta (ieri hanno aderito anche quelli di Bari) contro l'utilizzo a loro dire eccessivo del processo da remoto, avviato nella prima fase di emergenza per celebrare le udienze "indifferibili e urgenti" e poi allargato ad altre tipologie di processi.

Per il presidente dell'Unione camere penali, Giandomenico Caiazza, "è evidente la natura politica della reazione dell'Anm. Sanno di avere perso una partita clamorosa". E la durezza per il presidente dell'Ucpi sarebbe "dissonante rispetto alla posizione dell'80% dei magistrati italiani che il processo da remoto non lo vogliono fare".