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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 15 giugno 2025

Parla Mario Serio, componente del collegio in quota M5S, dopo le dimissioni dell’avvocato Passione, storico legale dell’istituzione. “Addolorato sul piano personale e per i riflessi negativi che la vicenda sta provocando sulla figura del Garante nazionale”. Dopo le dimissioni dell’avvocato Michele Passione, storico legale dell’autorità di garanzia dei diritti delle persone private di libertà, la voce del professor Mario Serio - che nel collegio siede in quota M5S - si leva in perfetta solitudine.

Ha avuto modo di parlarne con il presidente Turrini Vita?

Certo, fin da subito. Avevo anche proposto all’avv. Passione, per cui nutro una grande stima professionale, di rimanere almeno fino a che non avremmo avuto un sostituto. Ma evidentemente ha avuto le sue ragioni per non accettare. E dopo la sua lettera di dimissioni ho chiesto al presidente di riprendere contatto con Passione per cercare una soluzione sia sul piano umano che processuale. Mi sembrava ben disposto ma che io sappia non lo ha ancora fatto.

Uno dei problemi sollevati dall’avvocato, evidenti anche in questo caso, è che il vostro collegio non parla mai con un’unica voce? Addirittura l’avvocata Irma Conti, in quota Lega, ha utilizzato il vostro sito ufficiale per salutare personalmente la facente funzione Lina Di Domenico, sul cui nome c’è stata una lunga querelle, quando è stata sostituita al vertice del Dap dall’attuale capo De Michele...

Quello fu un gesto che lasciò sorpresi gli altri componenti, ma in generale la collegialità non implica il venir meno della soggettività ideologica. In particolare nel nostro collegio il pluralismo deriva dalla diversa biografia, storia politica e origine delle nomine.

Ma le dimissioni del legale dell’istituzione, dopo dieci anni, non richiederebbe una risposta del Presidente?

Non mi permetto di fare il suo interprete ma credo che voglia attendere che la notizia si raffreddi. Personalmente credo che la vicenda vada chiarita con un messaggio pubblico, ma se questo non può avvenire a livello collegiale ognuno dei componenti credo possa dare il proprio contributo di chiarezza a livello personale.

Allora chiariamo: il Garante nazionale continuerà a costituirsi in giudizio contro le forze di polizia accusate di maltrattamenti e tortura?

Lo dico esplicitamente: non solo non è mutato l’atteggiamento del collegio rispetto a quella grande conquista che è la costituzione di parte civile del Garante in procedimenti per tortura o trattamenti inumani o degradanti in tutti i luoghi di privazione della libertà. Non soltanto questa è una conquista irretrattabile, ma se anche malevolmente volessimo attribuire al Garante questa volontà, non sarebbe possibile.

Non sarebbe possibile per i processi in atto, ma lo sarebbe per quelli satellite da essi scaturiti. Quelli per i quali l’avvocato Passione non ha ricevuto la delega...

Non ho motivo di dubitare che l’orientamento del collegio continuerà ad essere lo stesso. Non è pensabile che il Garante resti con le mani in mano di fronte a episodi denunciati come torture o violenze a carico di detenuti, migranti o internati in una Rems, anche in attesa dell’accertamento giudiziario. Non si può tornare indietro, anche perché non vi è più alcun dubbio che la giurisprudenza consideri il Garante come portatore di un interesse esponenziale, collettivo. Il Garante non abbandonerà le persone ristrette.

È una promessa, ma intanto Passione denuncia l’impossibilità di esercitare la difesa dei diritti dei reclusi...

Lasciamo da parte l’aspetto professionale che riguarda i rapporti tra difensore e cliente, che devono essere coperti da segreto professionale. Ma l’avv. Passione pone un quesito a cui noi abbiamo l’obbligo morale di rispondere, e cioè se continueremo sulla stessa linea finora tracciata in difesa dei diritti delle persone private della libertà. E la mia è una risposta categorica: sì. Mi batterò perché questa posizione trovi ascolto nel Collegio ma sono abbastanza ottimista. Quotidianamente riceviamo segnalazioni a cui diamo risposte immediate. Abbiamo svolto e programmato decine di visite nelle carceri, nei Cpr e nelle Rems.

Perché non siete mai andati nel Cpr in Albania?

Avevamo programmato una visita proprio per la prossima settimana poi è sopraggiunto un importante convegno sulla “Recidiva zero” (organizzato dal Dap, ndr). Ma noi seguiamo un ordine cronologico: prima i luoghi che da più tempo non hanno ricevuto nostre visite, poi quelli più affollati - e in Albania ci sono poche persone - e poi quelli da cui abbiamo ricevuto più segnalazioni.

Ma le visite non si fanno a sorpresa?

Avremmo fatto una prima visita annunciata, puramente ricognitiva per rispetto dell’opinione pubblica, cui farà seguito sicuramente una visita ispettiva non annunciata.

Dopo le vostre visite, quali interventi chiedete subito al governo? Me li dica per titoli...

Salute mentale, proposta Giachetti per alleviare il sovraffollamento carcerario, e diritto di comunicazione con l’esterno per i trattenuti nei Cpr. Persone che non hanno colpe penali.