di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 19 maggio 2026
Sentito in video collegamento dal carcere di Sassari, in aula folla di attivisti tra grida e cori. La giudice caccia tutti. “È emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere delle facce amiche è stato un anno e mezzo fa: allora c’erano Sara e Sandrone, che ora sono morti e solo oggi posso dare la mia solidarietà ai miei compagni per questa perdita”. L’accoglienza è quella di una testimone speciale, il pubblico delle grandi occasioni, ma siamo in tribunale a Bologna, aula D7. In video collegamento dal carcere Bacchiddu di Sassari c’è Alfredo Cospito, leader del movimento anarchico, detenuto al 41 bis per una condanna a 23 anni di carcere per l’attentato alla caserma dei carabinieri di Fossano nel 2006 e per fatti di terrorismo della Federazione anarchica informale (Fai-Fri).
Ieri a Bologna ha testimoniato per la difesa di sei militanti anarchici accusati a vario titolo di danneggiamento e interruzione di funzione religiosa per l’attentato ai ripetitori di Monte Capra (Sasso Marconi, 22 maggio 2022), per un blitz nella chiesa del Sacro Cuore di via Matteotti (27 novembre 2022) e un altro su una gru n piazza della Mercanzia ( 18 dicembre 2022). Tutte azioni dimostrative della campagna di protesta contro il regime di carcere duro a cui è sottoposto Cospito, che da poco è stato rinnovato per altri due anni dal Ministero della Giustizia.
Cospito ieri è stato chiamato dai legali Ettore Grenci, Mattia Maso e Daria Mosini, che difendono i sei anarchici bolognesi, proprio a spiegare perché nel 2022 mise in atto lo sciopero della fame contro il 41 bis. “Perché qui l’isolamento è totale e ti proibiscono di esistere” ha spiegato dopo aver ricordato i due anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti a Roma a marzo nel crollo di un casale nel Parco degli Acquedotti, probabilmente mentre preparavano un ordigno artigianale. “Nel 41bis ci sono persone che per anni non vedono un albero o un filo d’erba, l’ora d’aria si fa in una vasca di cemento con sbarre di ferro, per venire qui a testimoniare ho dovuto attraversare dei corridoi lunghissimi, come nel film “Il miglio verde”, guardie che urlano e fanno da muro perché tu passando non possa vedere nessun altro essere umano. Ho fatto lo sciopero della fame perché qui la situazione è terrificante: io ci ho messo due anni per poter avere un lettore cd, e hanno fatto ricorsi e ricorsi per non farmi ascoltare musica e leggere libri”. “Ho avuto accesso alla biblioteca del carcere per due volte, ma ultimamente mi hanno bloccato anche un libro sulle origini del cristianesimo”. Prosegue il j’accuse: “L’obiettivo di questo regime è la tortura delle persone, mi sono reso conto che veniamo usati i per scopi politici, perché questo regime speciale vogliono estenderlo per criminalizzare i movimenti sociali”. Alla domanda dell’avvocato Grenci se i sei mesi di sciopero della fame nel 2022 siano serviti a qualcosa, Cospito risponde in maniera affermativa: “Era un modo per difendermi, c’era la certezza che mi avrebbero dato l’ergastolo ostativo, non hanno potuto grazie al clamore mediatico”.
Conclude sottolineando un paradosso: “Nel provvedimento di rinnovo del 41 bis, in 80 pagine vengono citate tutte le manifestazioni di solidarietà che si sono tenute in giro per il mondo, di cui ero all’oscuro, persino in Indonesia. Se l’obiettivo del 41 bis è l’isolamento dal mondo esterno, adesso mi hanno reso ancora più pericoloso per il sistema, prima non avevo questa cassa di risonanza”. La testimonianza si chiude con saluti e grida da stadio in aula “Fuori Alfredo dal 41 bis”, tanto che la giudice Nicolina Polifroni prima fa uscire due attivisti, alla fine è costretta a proseguire l’udienza a porte chiuse.











