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di Bianca Caramelli

Il Manifesto, 16 giugno 2026

Cadono le accuse più pesanti, al massimo arriverà una sola condanna a 18 mesi. Sei anarchici, tre episodi, un solo imputato a rischio condanna. La procura di Bologna ha depositato ieri le sue richieste nel processo nato dopo alcuni fatti verificatisi nel 2022 a favore di Alfredo Cospito e contro il regime duro del 41 bis. I pm hanno chiesto diciotto mesi per solo una delle persone a processo, accusata di aver danneggiato due ripetitori internet nella località di Sasso Marconi, che nel maggio 2022 furono incendiati. Per gli altri cinque imputati, invece, la richiesta è stata quella di assoluzione, con formule diverse a seconda della vicenda per cui erano stati accusati.

“Il fatto non sussiste” per chi era finito a processo dopo il blitz nella chiesa del Sacro Cuore di Bologna, dove un gruppo di attivisti aveva fatto irruzione durante la messa della domenica il 27 novembre 2022. “Per non aver commesso il fatto” per chi invece era stato portato in tribunale a causa dell’episodio in cui alcuni anarchici erano saliti su una gru in piazza della Mercanzia, proprio sotto le famose Due torri.

Ora, la decisione finale sta alla giudice Nicolina Polifroni, che potrà emettere la sentenza dopo aver ascoltato le arringhe della difesa il 1 luglio. Del processo in questione, che si avvia verso la conclusione del primo grado di giudizio, si era già discusso per via della pesante portata delle accuse iniziali. All’avvio del procedimento infatti gli indagati erano una ventina e a molti di loro era stata contestata l’associazione con finalità di terrorismo. Poi, questi capi d’accusa più gravi erano caduti, fino ad arrivare al numero attuale di imputati.

Al centro di tutto c’è la figura di Cospito, visto che la sua detenzione in 41 bis e il suo sciopero della fame accesero molte proteste, tra cui rientrano anche i fatti al vaglio del tribunale. D’altra parte, proprio in questo processo lo stesso Cospito è stato chiamato a testimoniare in videocollegamento durante l’ultima udienza, tenutasi lo scorso 18 maggio. “L’isolamento è un’esperienza traumatizzante”, ha affermato in quell’occasione, dicendosi emozionato nel rivedere le facce dei suoi compagni. Questi ultimi, dal canto loro, avevano detto di non essersi mai pentiti di quella stagione, in un testo unitario che avevano letto al giudice all’apertura del dibattimento, ribadendo “simpatia verso ogni azione fatta nel mondo in quei mesi di sciopero della fame, a fianco di Alfredo Cospito e degli altri prigionieri per contrastare il 41 bis”.

Le azioni di solidarietà a sostegno dell’anarchico hanno già portato a sentenze in diverse città italiane. A Milano, nel giugno dello scorso anno il tribunale ha optato per dieci condanne e un’assoluzione nel processo per gli episodi svoltisi durante una manifestazione nel febbraio 2023. Sempre per disordini durante un corteo, ma stavolta a Torino, lo scorso aprile sono arrivate 18 condanne per danneggiamento aggravato e imbrattamento, anche se è caduta l’ipotesi più grave di reato di devastazione.