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di Mauro Ravarino

Il Manifesto, 1 aprile 2025

In primo grado cancellata l’accusa più grave perché “il fatto non sussiste”, restano solo condanne minori. La società Telt chiedeva un risarcimento di un milione, riceverà 500 euro per il reticolato danneggiato. Un lungo applauso e i cori No Tav hanno accolto, in Tribunale a Torino, la lettura del dispositivo con il quale i giudici di primo grado hanno assolto i militanti di Askatasuna dall’accusa di associazione per delinquere “perché il fatto non sussiste”. Dopo un processo lungo due anni, valanghe di intercettazioni, cade così il “teorema” contro il centro sociale di corso Regina Margherita 47.

“È crollato - ha detto al presidio davanti al Palagiustizia Andrea Bonadonna, uno degli imputati - perché chi lotta ogni giorno per il bene di altre persone, della propria città, del proprio quartiere, del proprio paese, non può essere equiparato a un delinquente”. Sono 16 le assoluzioni per associazione a delinquere. Diciotto invece (su un totale di 28 imputati) le condanne che riguardano singoli episodi, come le dimostrazioni violente contro i cantieri del Tav in Val di Susa. Le pene chieste dai pm ammontavano a 88 anni di carcere, quelle inflitte dai giudici non superano i 21, la più alta è 4 anni e 9 mesi, la più bassa 5 mesi.

“L’impianto accusatorio della procura - sottolinea l’avvocato Claudio Novaro - non ha retto, né passato la prova del dibattimento. Due sono i fronti su cui si è giocata la partita: quello associativo e quello relativo alle vicende dello Spazio popolare Neruda, un’occupazione abitativa di decine famiglie di migranti. Il primo, che inizialmente gli inquirenti provarono a formulare come associazione sovversiva, ipotesi respinta dal gip, è stato smantellato alla radice. L’ipotesi di Askatasuna come regia occulta del conflitto violento in città come in Val di Susa si basava su intercettazioni decontestualizzate e congetture complottistiche. Il fronte relativo al Neruda ha rappresentato, invece, una caricatura venuta male e l’accusa estorsiva, che non stava in piedi, è stata ridimensionata in violenza privata”. Novaro, poi, aggiunge: “Questa sentenza ribadisce che le ipotesi eversive, addebitate di volta in volta all’antagonismo sociale torinese e al movimento No Tav, vengono smentite in tutti i processi”.

La Presidenza del Consiglio e i ministeri di Interno e Difesa volevano risarcimenti per 6,8 milioni, ma la sentenza ha stabilito che dovranno proporre una causa civile. Telt (la società binazionale che gestisce la sezione transfrontaliera della Torino-Lione) chiedeva un milione di euro: riceverà 500 euro per il danneggiamento di un reticolato. Ieri il tribunale era blindatissimo, la procuratrice generale Lucia Musti aveva imposto misure di sicurezza rafforzate per gli accessi vietando “caschi, parrucche, maschere, coriandoli e stelle filanti”. I militanti di Askatasuna hanno comunque festeggiato la sentenza senza dimenticare i condannati, sottolineando di essere un’associazione a resistere: “Espressione effettiva di lotte capaci di incidere nel proprio ambito. L’associazione a resistere riguarda chi mette a rischio se stesso per difendere un pezzo di territorio, chi vuole costruire per sé e per tutti un futuro migliore, chi blocca una nave piena di armi, chi si organizza per non lasciare nessuna da sola”.

Insorgono i sindacati di polizia che parlano di “umiliazione per gli agenti” (Coisp), chiedono al ministro Piantedosi di impugnare la sentenza (Siulp) e temono che “fornirà a tutti quelli che si riconoscono nelle azioni di Askatasuna un’ulteriore spinta a continuare nell’azione violenta” (Siap). A sinistra Paolo Ferrero, segretario provinciale di Rifondazione, plaude a un “tribunale che ha evitato di stravolgere la legalità repubblicana”.

Soddisfazione dal vicecapogruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi, della capogruppo di Avs in Piemonte Alice Ravinale e della capogruppo di Sinistra Ecologista in Comune Sara Diena: “Abbiamo sempre pensato che l’accusa di associazione a delinquere fosse un teorema infondato, completamente fuori luogo. Ci aspettiamo delle scuse da chi, a destra, aveva dimenticato ogni garantismo e attaccato pesantemente imputati e solidali”. Non la pensa così Elena Chiorino (Fdi), vicepresidente della regione Piemonte: “Sono delinquenti”.